venerdì 24 maggio 2013

Convincersi dell'impossibilità di adattarsi al cambiamento

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Il futurologo americano esperto in innovazione, Jim Carroll, ha scritto sul suo blog le "10 Great words for innovation". 
Queste parole sono state pensate per dare una scossa a chi, in questo momento di crisi, sente di aver perso entusiasmo e fiducia nel futuro.
Le riportiamo qua sotto:
Osservare, pensare, cambiare, sfidare, bandire, provare, autorizzare, domandare, crescere e fare.





Poco tempo fa, navigando sulla rete, sono imbattuto nel video di presentazione di Jimm Carroll. Trovandolo molto interessante, ho continuato la ricerca sul suo blog e nelle svariate pagine che parlano di lui. Ho potuto constatare con mio grande piacere, che le cose che vengono dette, non sono molto lontane da quelle che anche noi proponiamo ai nostri clienti.

Vi ripropongo in poche parole il pensiero di Carroll. 
Concentriamoci sul mondo delle imprese: negli ultimi anni è cresciuto il turnover tra i clienti, alcuni settori considerati di nicchia sono stati invasi da nuove aziende, i costi sono aumentati, molti prodotti e servizi sono diventati alla portata di tutti e rischiano di essere sommersi da un mercato sempre più veloce e complesso.
E' difficile far crescere il proprio brand (conoscenza del marchio) ed il fatturato quando si devono far quadrare i conti, ma il tempo passa e rimanere fermi a guardare le macerie non è una soluzione. 
Il futuro sarà ancora più segnato dalla competizione, per questo è fondamentale cambiare approccio ed allenare lo sguardo a cogliere le opportunità che si presenteranno.

Secondo Carroll è proprio in questi tempi incerti che è fondamentale cambiare atteggiamento. Sono nate così le sue dieci parole-chiave, come un insieme di linee guida per affrontare il futuro.
Per chi si occupa di impresa è fondamentale ogni tanto fermarsi, fare un passo indietro e osservare. 
Ogni organizzazione deve essere sempre focalizzata su quello che sta per succedere, sulle novità che segneranno il prossimo periodo e sulle possibili novità richieste dei clienti. Giocare d'attacco e non di rimessa.
In un'epoca dominata dalla velocità non si può pensare di avere successo semplicemente replicando quello che ha funzionato in passato. Il cambiamento è una strategia che paga, anche se per attuarla bisogna correre dei rischi. La prudenza funziona quando si vuole mantenere una posizione, o si vogliono limitare i danni.
Per portare il cambiamento a livello globale è importante che tutte le persone coinvolte nella gestione dell'impresa, a tutti i livelli, siano pronte e convinte in un miglioramento. Rimanere ancorati alle abitudini o convincersi dell'impossibilità di adattarsi ai tempi che cambiano non può essere una risposta.
Una delle cose che mi è rimasta più impressa fra le idee di Carroll, è l'importanza che ripone nel "dare potere a terzi". Se tutto si muove sempre più velocemente non possiamo pensare che le decisioni e le risposte ai problemi vengano prese seguendo rigidi percorsi gerarchici o infinite procedure burocratiche.
I clienti oggi più che mai vogliono la rapidità, e nella competizione per offrire il miglior servizio possibile il primo parametro di valutazione è la velocità. Date fiducia ai vostri manager e ai vostri collaboratori, delegate poteri e responsabilità, fidatevi e lasciate che abbiano il “potere”, e la responsabilità, di decidere cosa è giusto fare, quando e come.

Siamo consapevoli degli gli enormi rischi che possono portare i cambiamenti. Capiamo, inoltre, che tutta questa situazione possa mettere paura e che, come si fa quando qualcosa ci terrorizza, la miglior cosa sia rimanere fermi. Ma, purtroppo, sappiamo tutti che non è in questo modo che si sfugge da nessun problema.

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venerdì 17 maggio 2013

La riduzione dei costi in una fabbrica di serramenti


In questi anni difficili, dove l’economia è in stallo e non c’è lavoro per tutti, uno dei principali obiettivi di molte aziende è la riduzione dei costi. I rischi in cui incappare nel tentativo di raggiungere tale scopo, sono quelli di tagliare nei punti sbagliati e troppo a fondo.
Ma se questo periodo dovesse perdurare e se il lavoro non fosse sufficiente a tutti, cosa possiamo fare per mandare avanti la propria azienda e tornare a fare utili se non una manovra di questo tipo?





Con molti nostri clienti infissai affrontiamo spesso questo argomento, perché, non solo mancano le quantità, ma è anche cambiata la tipologia di cliente; i cantieri si sono ridotti notevolmente, le rivendite sono molto esigenti ed il cliente privato ha bisogno di presenza, costanza e artigianalità.
Per non parlare delle difficoltà per vendere nei paesi esteri.

In questo momento avere una struttura adeguata al mercato significherebbe lavorare sia per commessa (privati e rivendite) che per serie (cantieri), avere prodotti di alta qualità e di ottime prestazioni tecniche, possedere una vasta gamma di tipologie, avere adeguati prezzi di vendita e possedere un buon sistema commerciale, possibilmente esteso a tutto il territorio nazionale!
Uno scherzo, no?!  Ed infatti la realtà è ben diversa.

Molte sono le aziende nate negli anni passati ed attrezzate per lavorare con le imprese edili; di queste poche hanno creato una rete di vendita e ancor meno quelle che hanno saputo tenere un controllo del loro “Piano dei Costi”.
Tutto perché c’era lavoro in abbondanza e per tutti…. perciò nessuno si è messo a prevedere il futuro!
Quindi oggi, per uscire da questo tunnel, uno dei pochi sistemi è effettivamente la riduzione di tutte le voci di costo, agendo sia nei reparti di lavorazione che negli uffici, rendendoci conto che possiamo fare molto meglio con tanto di meno!

Un esempio :
fabbrica di finestre in legno, azienda di notevole capacità produttiva, da sempre dedita a servire imprese, un buon nome che subisce la mancanza di ordini ed i rischi d’incasso dalle imprese, ma che scopre il  possibile aumento di ordini dai clienti privati.
Come già detto, le caratteristiche dei due tipi di mercato richiedono altrettante caratteristiche interne: mentali, commerciali, organizzative, nonché di flessibilità nei reparti lavorazione …e così via.
L’azienda perciò dovrebbe essere corretta per adeguarsi sia alla necessità di coprire i costi con fatturati spesso elevati, che per entrare in un mondo complesso e poco conosciuto.
Ed è ovvio che in periodi difficili, la predisposizione agli investimenti, spesso pesanti, non è cosa semplice da attuare.   E’ però altrettanto vero che senza fare niente non viene niente!
Ma alcune modifiche nei punti strategici della fabbrica possono essere fatte senza grandi spese, ottenendo anche notevoli risultati.
Ad esempio nei reparti di lavorazione si può migliorare la gestione dei magazzini, trovare velocità e flessibilità per le piccole quantità in verniciatura, ottimizzare il reparto di montaggio, migliorare il carico camion (ecc...), finalizzando gli obiettivi a ridurre i tempi, migliorare la qualità, dare servizio di precisione e puntualità e tanto altro ancora.  Il tutto con modesti impegni finanziari.
Così è altrettanto possibile adeguare gli uffici, tecnici ed amministrativi, gestendo l’organizzazione di vendita al rispetto dei fatturati, rivedendo le proprie mansioni con  sistemi  e programmi personalizzati per falegnamerie (anche semplici come il nostro "Lista") o magari con l’inserimento dei più generici ERP.
Merita evidenziare l’importanza di una figura poco conosciuta nelle falegnamerie: il tecnico di produzione.  Questo personaggio ha il compito principale nel guidare le persone in ufficio e nei reparti, individuando le  difficoltà, creando efficienza e riducendo le improduttività.

….ed è a questo punto che subentriamo noi, tecnici che elaborano un progetto guida, condiviso e mirato ad ottenere i risultati preposti.   E’ il nostro lavoro giornaliero e per il quale ci sono voluti anni di esperienze e conoscenza approfondita di attrezzature e sistemi.
Certamente siamo consapevoli delle difficoltà di questo periodo che richiede grande impegno, fiducia e perseveranza, ma crediamo anche che, se ce ne stiamo fermi ad aspettare un miracolo o a guardare bruciare quanto è stato costruito con tanta fatica, sia molto, molto peggio.
Abbiamo scelto di fare gli imprenditori e adesso dobbiamo dimostrarlo!

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sabato 11 maggio 2013

IL "conto termico" o il "Green Deal"?

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Il ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico hanno fatto nascere il “conto termico” che motiva un interesse nelle operazioni di detrazione-rimborso negli edifici.
La proposta convalidata anche da Legambiente, cerca di fare il punto sulle direttive in materia di efficienza, con soluzioni per una riqualificazione del patrimonio edilizio italiano.







Questo significa che nel calcolo del “conto termico” potrà essere considerata la produzione di energia elettrica creata da impianti tipo fotovoltaico, caldaie a pellettes, pompe di calore, ecc. Valutando le rese dell’impianto, i limiti di emissione e la fascia climatica, e altri parametri equivalenti, sarà possibile premiare gli impianti a maggiore rendimento.
L’incentivo ministeriale dovrebbe rimborsare sino a circa il 40% delle spese sostenute.


Ma analizziamo più a fondo!
Dal 1998 sono state introdotte detrazioni fiscali del 36-41% per le ristrutturazione edili con interventi su quasi 6 milioni di abitazioni, senza però alcun vincolo di tipo energetico.
Successivamente si è incentivato gli interventi di recupero energetico con detrazioni al 55%; questi hanno motivato circa 2 milioni di interventi tra sostituzione di infissi, caldaie, pannelli solari termici, pompe di calore.

Ma questi incentivi scadono a giugno 2013 e non sono risparmi reali, in quanto presuppongono redditi da detrarre, con difficoltà per le famiglie, in un periodo di recessione a ottenere finanziamenti.
Quindi queste leggi, pur avendo riscosso grande interesse, non hanno risolto il problema!


Una soluzione potrebbe arrivare da Legambiente e AzzeroCo2 con l’intervento diffuso delle Energy Service Company (ESCo), che investono in proprio e recuperano l’investimento con il risparmio realizzato in bolletta.
Ma perché questo meccanismo virtuoso possa diffondersi occorrono nuovi strumenti e un fondo di garanzia per il credito alle imprese.

Il modello da seguire è quello già introdotto nel Regno Unito, il Green Deal, che permette la realizzazione d’interventi senza alcuna spesa per le famiglie, perchè i costi saranno interamente coperti dal risparmio ottenuto.
Secondo i calcoli, per chi abita in condominio, la riduzione delle bollette di riscaldamento sarebbe circa del 50%, entro un massimo di 11 anni, pari ad una cifra di 800 – 1300 € anno. 

Senza dimenticare che l’intervento, calcolato su 200 mila alloggi all’anno (circa 14mila condomini), metterebbe in moto investimenti per circa 3 miliardi di euro, creando forse 120 mila nuovi posti di lavoro nel periodo 2014-2020.

Speriamo che il nuovo governo riesca (decida) ad affrontare anche questo tema.



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martedì 7 maggio 2013

Una soluzione per l’economia: la ristrutturazione

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L’accesso al credito è fermo e ciò ha contribuito al blocco dell’edilizia.
"Finalmente" dovrei dire!
No, no... non sono pazzo ad affermare queste cose.
Lo dico solamente considerando come si è costruito, dovunque, male e troppo.  
Quindi, mi ripeto, finalmente!







Purtroppo questa situazione ha fermato tanti settori, come i produttori di laterizi, di sanitari, di finestre, di arredi, ecc. che a loro volta hanno fermato le aziende primarie e così via, in cascata.
Il governo in carica si è preoccupato del problema legiferando per uno sgravio fiscale del 50% sulle opere edili e per favorire il recupero energetico.
Ma questa legge (o la difficoltà di far quadrare i conti) non ha tenuto conto del periodo di contribuzione troppo lungo e del valore Irap troppo basso; quindi con dei minimi risultati.

E allora cosa fare per rilanciare l’economia?
Un’idea, peraltro applicata con successo sin dai tempi del fascismo, potrebbe avvenire con la ristrutturazione delle nostre città.
E di bisogno ce ne sarebbe veramente molto!
Pensiamo a Napoli, a Genova, a Firenze, ai tutti i nostri centri storici, certamente difficili da mantenere, ma che oggi sono in un notevole stato di degrado, nelle case, nelle strade, nelle opere fognarie e nelle reti primarie di servizio.
Quanto si rivalorizzerebbe il patrimonio delle nostre città!
Certamente vanno trovate le risorse per intraprendere un percorso a così lungo termine, ma questo progetto porterebbe una quantità di lavoro talmente grande da coinvolgere migliaia di aziende per tanti, tanti anni.
Il problema sta nel reperire denaro?
Si, ma solo per l’avvio, in quanto a seguire, sarebbero gli stessi soldi a finanziare i successivi e tutto il sistema ne godrebbe.
Il problema sta nel raccogliere i primi stanziamenti? 
Bene potrebbero essere promossi in maniera…..allettante e perché non farlo con il 50% di sgravio fiscale, magari in due anni... E perché non incentivarlo ulteriormente?

Sicuramente il mio è e vuole essere solo un messaggio e la superficialità non è mai opportuna, ma ritengo questa idea una potenziale opportunità che i nostri tecnici, saggi e politici dovrebbero esaminare per farci tornare…. un bel sorriso.
Meglio se velocemente!  


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venerdì 26 aprile 2013

Stimolare le risorse umane

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Sul Giornale "La Stampa" lo scorso 21 Aprile 2013, è stato pubblicato dalla giornalista Stefania Marra, un articolo dedicato ad una ditta ben conosciuta dai falegnami: la "Renner Italia".

















In questi tempi di crisi, quando si parla di tagli e risparmi, viene naturale preoccuparsi.
Ma non è sempre così, come dimostra l'esempio della Renner Italia, azienda che produce vernici per legno con sede a Minerbio, in provincia di Bologna.
Anche in virtù dei risparmi ottenuti nei consumi energetici, tutti i duecento dipendenti hanno ricevuto un bonus di duemila euro lordi. In pratica uno stipendio in più.
Questo importante traguardo è il risultato di un accordo stipulato lo scorso anno tra azienda e sindacato in occasione del rinnovo del contratto.
"Obiettivo comune era l'ottimizzazione dei costi, spiega Marco Grandi, sindacalista della Filctem-Cgil, è stato
così individuato un pacchetto di spese su cui si poteva incidere, legate agli oneri per energia elettrica, gas, acqua e per lo smaltimento dei rifiuti. Spese che per un azienda chimica sono importanti".
Notevoli risultati ottenuti con un taglio del 7,5% su una "bolletta" complessiva di 1,5 milioni di euro nel 2011: la metà della cifra risparmiata è andata alla Renner e l'altra metà ai dipendenti.
Già tre anni fa un primo accordo aveva previsto che i dipendenti partecipassero per il 15% agli utili; "quello stipulato nel 2012 è però una sorta di apripista in tema di risparmio energetico" sottolinea Grandi.
Per ora la Renner è l'unica impresa del territorio ad aver sottoscritto un'intesa simile. E a Gennaio l'azienda di Minerbio ha ricevuto il premio Impresa Ambiente, conferito dal ministero dell'ambiente e da Asset - Camera di commercio di Roma alle imprese che si distinguono nel campo della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale.
"E' un riconoscimento che va alla visione strategica e al sistema di gestione Renner Italia" dice Giuseppe Tripaldi, direttore di Asset.
Le cifre parlano chiaro: a fronte della crisi generalizzata, Renner ha assunto una trentina di giovani negli ultimi due anni (sono previste altre 5 assunzioni nel 2013). Ha quasi quadruplicato gli utili rispetto allo scorso anno, raggiungendo quota 1,95 milioni. E il fatturato è cresciuto del 10,3%.
Traguardi che abbinati ai risparmi, hanno regalato ai dipendenti quella che l'amministratore delegato Lindo Aldrovandi definisce "una quindicesima mensilità".
"il risparmio energetico e le buone pratiche aziendali, spiega l'ad, sono idee con cui difendiamo il potere d'acquisto delle famiglie in un momento difficile del paese. Due progetti alla cui realizzazione hanno contribuito tutti".

Approfittiamo dell'occasione per fare i nostri complimenti alla Renner per questa ottima iniziativa che, anche noi, consigliamo ai nostri clienti (anche in forme di semplici premi ad obiettivo) come forma di investimento sulle proprie risorse.

Coraggio imprenditori!



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sabato 20 aprile 2013

Aziende degne di grande nota


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Abbiamo la fortuna di collaborare da diversi anni con tre aziende simili, che producono porte per interni.
Una in Toscana, l’altra in Campania ed un’altra ancora in Basilicata.











Le cose che le rendono simili e che costituiscono alcuni dei loro punti di forza, oltre al prodotto, sono:
1 la lavorazione essenzialmente “a commessa”
2 il servizio di rapida consegna
3 l’alto grado qualitativo dei prodotti finiti
4 l’elevata gamma di modelli

Ne vogliamo parlare perché, nonostante si dica che “tutti oggi lavorano a commessa”, la realtà che abbiamo potuto constatare girando per le falegnamerie italiane è ben diversa.
Infatti, specialmente per questa tipologia di prodotto, il mantenimento di un prezzo di vendita contenuto ed appetibile dal mercato, da 100 a 300 €, è condizionato da produzioni di grande serie e spesso dal mantenimento a magazzino.
La ditta Braga s.p.a., ad esempio, sta diventando uno, se non il più grande produttore Italiano di porte e loro componenti, produce in larga serie sia gli imbotti che i pannelli tamburati o il semilavorato per quelle porte chiamate intelaiate. Andando incontro alle richieste del proprio mercato, ha portato avanti un'idea che sta avendo un grande successo; ha favorito lo sviluppo di depositi regionali a terzi, mobilizzando il proprio magazzino e creando una rete di vendita particolarmente capillare.
Ma questa continua ad essere lavorazione in serie...

Le richieste del mercato attuale e futuro, prevede sempre più un’elevata personalizzazione degli articoli, oltre a dimensioni variabili, alle tipologie, alle finiture, alle essenze, ai colori, ecc.
Per non parlare delle incisioni, delle sfinestrature, delle ferramente e chissà quanto altro ancora!
Lavorare sul venduto con una gamma di prodotti che racchiude decine di modelli e altrettante composizioni, colori, essenze, accessori, ecc., implica un sistema organizzativo particolarmente complesso e, non ultimo, il fattore costo che deve rientrare nella fascia di mercato.
Se poi parliamo di quantità giornaliere comprese tra le 70 e le 120 porte, una diversa dall’altra, una verniciata e l’altra in laminato, forse è più facile comprendere la complessità di questa lavorazione.
Stiamo parlando delle falegnamerie OTC DOORS s.r.l. e PORTE A PORTE s.r.l..
Ma c’è anche un’altra realtà, la terza, che lavora con le stesse problematiche: la ISOMAX s.r.l..
E’ un’azienda di più piccola dimensione e quantità giornaliera, ma che affronta le stesse problematiche.
Ecco queste aziende “sono quasi uniche” perché non vendono i prodotti del fornitore, bensì li lavorano per soddisfare le esigenze del singolo cliente.
E ciò ci pare degno di grande nota.

Approfittiamo quindi dell'occasione per complimentarci con loro per l'impegno ed il coraggio dimostrato in tutti questi anni di collaborazione.
Coraggio imprenditori


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venerdì 12 aprile 2013

Il legno, un dono geniale della natura

 Ringraziamo i nostri amici danesi della http://www.trae.dk/ per la realizzazione di questo interessantissimo video e la Federlegnoarredo per la traduzione nella lingua italiana. 
Clicca sull'immagine per vedere il video.


Siete stufi? Stufi di sentire che tutto andrà a rotoli?
Come finirà con CO2, effetto serra, inondazioni, siccità, fame, esaurimento di risorse naturali, montagne di rifiuti e questo inferno di materiali inquinanti?
Beh niente paura la soluzione c'è......IL LEGNO...... proprio così!
Gli alberi ed i prodotti in legno sono il futuro.
Il legno è la materia prima più ecologica che ci sia sulla terra. Ecco perché usarlo!
Alberi e foreste sono una fonte di materia prima che cresce ogni anno e sono molto più belli delle miniere di carbone e delle piattaforme petrolifere.

Vi chiederete: "Non è un errore abbattere gli alberi?"
Noooooo.... Per fortuna va benissimo!

Quasi tutte le foreste europee sono gestite proprio per produrre legno per il settore manifatturiero ed una volta abbattuti gli alberi ne vengono subito piantati degli altri. Inoltre le aree forestali europee sono in espansione e crescono di circa 500 km² ogni anno.
I prodotti del legno rendono anche il clima più sano perché gli alberi assorbono la CO2 dall'aria e quindi la trattengono nei tronchi e quindi nei prodotti di legno.

Ogni volta che utilizziamo il legno per costruire case, ponti, mobili ed auto, si riduce quindi l'effetto serra e anche quando eliminate i prodotti in legno i vantaggi non mancano.
Bruciateli! Il legno conserva energia e bruciandolo emetterà la stessa CO2 che l'albero ha utilizzato per crescere.

Sostituendo carbone, petrolio e gas con il legno, si evitano le emissioni di CO2 e si evitano i rifiuti.
Ecco perché il legno è la materia prima più ecologica della terra; una risorsa che cresce e produce energia pulita anziché rifiuti. Non si può di certo dire lo stesso per metallo, plastica, cemento, carbone, petrolio e gas, giusto?
E allora, usate il legno! E' Fantastico...proprio un dono geniale della natura.


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domenica 7 aprile 2013

Cosa è LA CASA PASSIVA


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Noi lavoriamo solo con falegnamerie nelle quali si producono mobili, cucine, finestre, porte e quant’altro collegato al mondo della casa e dell’edilizia e molto spesso sentiamo parlare di case passive, bioedilizia, case in legno, ecologia, recuperi energetici, risorse naturali, energie rinnovabili, etc. Altrettanto spesso abbiamo la sensazione che se ne faccia un gran guazzabuglio, perché non c’è molta conoscenza del tema e si collegano tutti gli argomenti con estrema facilità.


Proviamo a fare un po' di chiarezza:

1 Casa passiva 
I primi prototipi di edifici risalgono alla Svezia degli anni '80 anche se le prime vere sperimentazioni sono state fatte in Germania, a Darmstadt, negli anno ’90, dove la “Passivhaus” era caratterizzata da un involucro termico particolarmente efficiente e tale da mantenere il confort interno senza sistema di climatizzazione.
Oggi ammettiamo che chi ha cominciato a leggere di case passive, starà pensando che la sua prossima casa sarà proprio una Casa Passiva.     O passiva o niente!
Perchè?     Perché in qualsiasi progettazione, per vari motivi, si accettano compromessi: se progettiamo una casa passiva, questo non può accadere, perché la qualità è inderogabile.
I 5 principi progettuali per costruire una Casa Passiva sono:
- buona coibentazione
- buona serramentistica
- ventilazione con recupero del calore
- ermeticità all’aria
- assenza di ponti termici  (sono ponti termici gli angoli, i terrazzi , gli infissi e i pilastri.  Il ponte termico è tra i principali responsabili delle perdite di calore, perché provoca scambi di temperatura: d'inverno conduce calore dall'interno verso l'esterno, d'estate dall'esterno all'interno)…sembra facile, ma non è neppure così difficile!

2 Energie rinnovabili 
Quando si parla di energia c’è sempre chi non crede nelle energie rinnovabili o pensa che possano solo servire "da contorno", ma se vogliamo continuare a consumare/sprecare come siamo da sempre abituati.… allora non ci basterebbe un pianeta di scorta! E pensare che il risparmio energetico è una fonte di energia enorme, pressoché illimitata e scarsamente sfruttata, così come la bassa sensibilità a quest’utilizzo.
Allora mi chiedo:
- non siamo capaci di progettare abitazioni senza impianti di riscaldamento tradizionali?
- non siamo capaci di progettare la coibentazione contro il caldo e sogniamo l’acquisto del condizionatore?
Quindi è colpa nostra, non delle fonti di energia rinnovabile che non ci bastano mai!

3 La cogenerazione
Nelle case abbiamo bisogno sia di calore che di energia, o mi sbaglio?
Pensate che anche nelle più avanzate centrali a gas o a carbone il 45 - 60 % di energia è dispersa come calore-scarto non utilizzato. Ma è possibile ottenere una produzione combinata di calore ed energia? Sarebbe uno dei modi più efficaci per generare sul posto, con fonti di energia primaria come il gas naturale, contemporaneamente energia elettrica e calore! Questo sistema è definito “cogenerazione”
Gli impianti attuali di cogenerazione hanno raggiunto un’altissima efficienza, fino al 90 % con netta  riduzione delle emissioni di anidride carbonica.
La combustione aziona un motore che è collegato ad un generatore elettrico (come l’alternatore delle nostre auto) e in questo processo, il rifiuto, cioè il calore, tramite scambiatori, diventa riscaldamento e acqua calda.
Anche per la casa esistono sistemi di cogenerazione che vengono installati in sostituzione di un riscaldatore tradizionale.
Un esempio:  La caldaia “eVita” di Remeha (link 2)  è una caldaia pensile a gas con potenza elettrica di 1 kW. Con il modulo a condensazione integrato ha una capacità di riscaldare fino a 25 kW, consentendo la riduzione della bolletta elettrica e l’immissione nella rete pubblica dell’esubero di energia elettrica.
Una considerazione:  In Germania gli impianti di cogenerazione sono sovvenzionati con circa 1.500€.

Allego un gradevole intervento di Paola Contini 
In dieci anni il prezzo del gas è aumentato del 69%.   Oggi stiamo impostando la nostra politica energetica per i prossimi anni ed investiamo le poche risorse pubbliche per il futuro.
...e arriva un governo di tecnici…
…e imposta tutto su gas e petrolio…
Qualsiasi uomo, non troppo vecchio per capire, guarderebbe alle tecnologie già conosciute e si chiederebbe: quale sarà lo sviluppo futuro?
Gli Stati Uniti che sono ritenuti tecnologicamente avanzati, anche se parliamo di pochi anni di distanza, …. hanno mandato una navicella su Marte…
...lassù c’è forse un gasdotto libico che la alimenta?
…hanno una prolunga lunga lunga?
…..a chi pagano la bolletta?
Ma queste tecnologie sono sconosciute o inapplicabili sulla Terra?
...o sono perfettamente conosciute ed a disposizione di tutti?
Abbiamo dei governi che stanno facendo delle scelte e mi sembra giusto che i veri Tecnici intervengano per spiegare che queste politiche non sono del secolo scorso.… ma di due secoli fa’!
Adesso, se facessimo una vera politica energetica, dovremmo pensare a non comprare più combustibili fossili … e allora cosa faranno coloro che hanno le tecnologie quando noi avremo costruito i gassificatori e i pozzi di petrolio?
Semplice: metteranno sul mercato le tecnologie di cui sono in possesso e annulleranno tutti i nostri investimenti con una sonora risata.
All’idea che ci siano tanti italiani a pensare ad una prolunga lunga lunga ……………stiamo sorridendo anche noi, amaramente! Vediamo un po' cosa faremo con questi “Saggi”…



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venerdì 29 marzo 2013

Buona Pasqua




A TUTTI QUANTI INDISTINTAMENTE,
PROVANDO A TROVARE UN PO' DI OTTIMISMO, UN AUGURIO DI BUONA PASQUA

Quercioli Alessandro e Roberto

lunedì 11 marzo 2013

Cambiare...per continuare.

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Martin Luther king disse: “Può darsi che non siate responsabili di questa situazione, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla”.













Pensiamoci bene. Il mondo non può finire.
L’economia di uno stato può subire dei momenti di difficoltà, delle pause, dei grandi cambiamenti, ma non può assolutamente terminare. E' con questa consapevolezza che l’imprenditore deve trovare la forza per sollevare la testa e guardare avanti oltre la realtà degli ultimi 20 anni ed assimilare che il mondo è già cambiato e non tornerà più quello di una volta. Le richieste di mercato non saranno più le stesse. Le esigenze delle persone non saranno quelle di sempre e, quindi, che anche le aziende dovranno modificare il loro modo di lavorare rendendolo attuale.

Durante quest'ultimo periodo di crescita dell'edilizia, dove è stato costruito tanto, forse troppo e sicuramente senza un controllo, molte delle aziende produttrici di serramenti (quasi tutte!) avevano lavoro costante.
Perciò, quando si parlava di rinnovare l'azienda, si pensava a comprare macchinari per fare produzione, ad allargare il capannone per inserire nuovi reparti di lavorazione, ad assumere operai per riuscire a fare più quantità, a comprare le movimentazioni per migliorare il metodo in falegnameria, ecc..
E adesso???
Adesso invece tutto è cambiato. La mancanza di chiarezza in un futuro, la scarsità della domanda, l'ingovernabilità del paese, la difficoltà del lavoro all'estero e l'incertezza globale negli sguardi di tutti gli italiani, hanno creato un'alone di paura dal quale è difficile vedere oltre.
Però non possiamo chiudere gli occhi. Non dobbiamo assolutamente rimanerci dentro. E questo è possibile, solamente continuando a rinnovare le nostre aziende, con i minor costi possibili, anche a costo 0, solamente grazie alla propria forza di volontà, del tempo e della massima fiducia nell'obiettivo prefissato.

Dopotutto un vecchio proverbio diceva: “Chi si ferma è perduto”.

Questo periodo è il più adatto per revisionare internamente le aziende, poiché la mancanza di lavoro ha liberato un po' di tempo a tutti.
Alcuni dei punti principali che permettono di cambiare sono:
- la verifica degli sprechi nei cicli produttivi, come le operazioni a non valore, i tempi improduttivi, mansioni inutili, ecc..
- la  riduzione dei costi mirata per settore, graduale nel tempo, controllata e gestita costantemente.
- il miglioramento dei cicli produttivi per diventare maggiormente flessibili.
- la creazione di una moderna organizzazione, che garantisca velocità di esecuzione sia per lavori di grosse che piccole quantità, in serie o per commessa.

Certo, ci rendiamo conto che questo è un momento difficile, ma è importante, per non dire fondamentale, che le imprese comprendano la necessità di un cambiamento interno e di mentalità. Per affrontarlo al meglio dovranno essere superati gli ostacoli della paura, della diffidenza verso le novità e delle incertezze sulle nuove idee.
Questo è ciò che riteniamo sia giusto fare...
Magari c'è anche altro...
Rimanere fermi ad aspettare, non è comunque una soluzione...

Coraggio imprenditori.



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