lunedì 21 marzo 2016

Come migliorare la produttività in Ufficio Tecnico

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Da tempo evidenziamo la necessità di un “Responsabile di Produzionecon specifiche funzioni gestionali, sia nell’organizzazione che nella lavorazione.
Questa figura, in base alle dimensioni dell’azienda, si avvale di un Ufficio Tecnico/Programmazione o, come spesso accade, lo è in prima per persona.
Poiché le sue funzioni richiedo molto impegno, quest’ufficio deve essere ben organizzato, sistematico e veloce.




Come esempio possiamo citare ciò che abbiamo vissuto recentemente con un nostro cliente.
L’azienda è una falegnameria per porte interne che lavora “su commessa” e con consegne giornaliere.

Le caratteristiche di base erano:
> produzione di circa 130 – 150 porte finite al giorno
> previsione a 2 – 3 anni per il raddoppio della produzione e un sensibile aumento della modellistica
> 2 magazzinieri e 6 operai
> ……modelli tra tamburati e intelaiati
> ……tipologie di colori e verniciati

L’azienda attualmente lavora in un’unica regione e consegna con propri mezzi a breve termine, rispettando un calendario settimanale fisso ed elaborato per provincia.

Una grande difficoltà si presenta nell'organizzare le consegne in quanto le rivendite ricevono il prodotto finito e si fanno onere dello smistamento di consegna, mentre i clienti diretti vanno contattati telefonicamente per assicurarsi la presenza e la disponibilità di ricevimento.
Nel caso delle rivendite, spesso accade che manchi il titolare o che non possano ricevere la merce perché il cliente finale non è pronto o perché debbono abbinare loro prodotti e magari non sono ancora stati fatti o, addirittura, perché non in grado di fare il pagamento pattuito, ecc. ecc.

L’Ufficio Tecnico è quindi il primo reparto produttivo, dove i modelli definiti con il cliente, vengono trasformati in ordini esecutivi, sia per l’approvvigionamento dei  componenti, che per tutte le fasi di lavoro.

Nel caso specifico, le due persone dell’ufficio tecnico coinvolte in queste funzioni, incontrano difficoltà oggettive nel maneggio delle molte schede e serie difficoltà di dialogo con il magazzino ed i reparti.
Inevitabile, anche per la difficoltà di consegna, il dispendio di tempo sia dei tecnici che del Responsabile, per non menzionare l’ampia frequenza di errori causati dalla continua fretta.
Quale unica soluzione, al momento e per il programma futuro, si è deciso di espandere e completare il software organizzativo esistente…… che peraltro non è niente male.
D'altronde la falegnameria al momento è piccola per acquistare un sistema ERP, ma le necessità motivano urgenti decisioni per velocizzare le procedure e dare certezze alla lavorazione.  E così si è fatto.

Con il software opportunamente ampliato, accettando che i materiali siano presenti nei minimi di scorta, oggi, gli ordini confermati e completi delle caratteristiche richieste vengono automaticamente archiviati in una cartella elettronica dalla quale, filtrandoli per zona e settimana di consegna, danno immediatamente l’elenco di quelli prioritari.
Inoltre l’immediata visualizzazione di:
> importo totale in €
> il numero delle porte corrispondenti
> il numero degli scarichi previsti
> la disponibilità dei reparti a poterle lavorare,
permette ai tecnici di accettare o variare tale programma

Se il prospetto è accettato, con un semplice flag, contemporaneamente vengono emesse le distinte di prelievo e le informazioni necessarie ai magazzinieri.
Di conseguenza, tutti gli ordinativi, con l’inserimento nel piano programmato di produzione, sono trasformati in schede di lavorazione per ogni postazione.

Con queste modifiche abbiamo ottenuto che l’ufficio tecnico raggiunga gli obiettivi di:
1. fare in modo che le informazioni arrivino complete e dettagliate, evitando  ulteriori richieste d’informazioni che frammentano il lavoro e allungano il processo
2. munire l’ufficio tecnico di una check-list per il controllo finale evitando possibili rilavorazioni
3. conoscere e monitorare di continuo la coda dei lavori da programmare e la produttività di ciascun tecnico
Ciò consente la definizione di un target di coda massima ammissibile, stimolando il ritmo di evasione degli ordini

Quindi:
al punto 1
si è cercato di migliorare le informazioni di input, attivando un sistema informativo per raccogliere velocemente i dati iniziali garantendo il completamento senza inutili interruzioni per precisazioni o documenti mancanti.
Ne è scaturito un modulo di “check-list nuovo lavoro” che il Commerciale o il Cliente stesso hanno il compito di redigere ed allegare ad ogni fascicolo tecnico.
Il modulo prevede la conferma d’ordine dell’ufficio tecnico per l’accettazione ed avvio alla lavorazione.

al punto 2
in condizioni di carico di lavoro elevato, è normale che anche un tecnico esperto possa tralasciare qualche dettaglio.
Tali dimenticanze possono inizialmente passare inosservate, ma sono “nodi” che “vengono al pettine” successivamente.
Le richieste di correzione/integrazione da parte della lavorazione causano inefficienze sia in ufficio tecnico (sospensione dei lavori in corso, riapertura del progetto vecchio, “setup mentale” etc.), sia in officina (per attesa delle informazioni, improvvisazioni, doppi prelievi, sciupi, ecc.).
Quindi costi inutili per l’azienda.
Si è quindi delineata una “checklist di lavorazione” come autocorrezione del lavoro svolto.
Con pochi minuti di riesame finale, si è risparmiato molto tempo successivo ed in questo caso, la qualità non solo non costa, ma crea efficienza.

al punto 3
un aspetto critico della gestione dell’Ufficio Tecnico era la coda di ordini in attesa di essere elaborati e che poteva superare anche i 100 ordini.
Ciò significava (nel mix tra lavori semplici e complessi) anche 2 settimane di lead time per la sola attività di elaborazione.
Un tempo non compatibile con le esigenze del mercato.
Per rendere evidente la coda, stimolare la produttività dell’Ufficio tecnico, è stato creato un semplice prospetto di gestione code e produttività.
Materialmente si tratta di un foglio dove ogni giorno ogni tecnico è tenuto a riportare:
le ore di presenza in azienda
le ore dedicate ad attività diverse dall’elaborazione degli ordini
il numero di progetti evasi nella giornata
Inoltre, uno dei due tecnici è stato incaricato di riportare giornalmente sul grafico l’entità della coda di progetti inevasi.
Così la coda degli ordini è passata dalla zona “rossa” (LT > 2 settimane) alla zona “gialla” (LT compreso tra 1 e 2 settimane), con l’obiettivo di rientrare nella zona “verde” (LT < 1 settimana).

Passo successivo: OEE 
L’efficacia di questo sistema potrà essere ancora migliorato introducendo una vera e propria misurazione dell’OEE (efficienza) di ogni progettista e dell’ufficio nel suo complesso. Questo richiederà di:
definire alcune categorie di progetti in base alla complessità;
associare un tempo standard di progettazione ad ogni categoria;
classificare ogni progetto appena “entra in coda” (assegnandogli una categoria e quindi un tempo standard)
rapportare giornalmente il tempo standard di ogni progettista (totale dei progetti evasi) con il tempo di presenza dedicato alla progettazione, ricavando così il valore di OEE: tempo standard versato/tempo di presenza
impostare un target di OEE (es. 85-90%) e pubblicare giornalmente il valore effettivo
affidare ad ogni progettista la dichiarazione delle “perdite”, ovvero dei problemi che hanno generato inefficienza
analizzare periodicamente le perdite e impostare azioni di miglioramento

Questo è quanto di più efficace possa essere applicato in una realtà di servizio come l’Ufficio Tecnico, sfruttando l’esperienza maturata nella lavorazione e adattandone metodi e strumenti.
In conclusione, esiste la possibilità concreta di impostare un percorso verso una produttività eccellente anche negli uffici e nei centri di servizio e non solo in produzione.

venerdì 7 agosto 2015

Sei un GENIO nel tuo lavoro?

Poco tempo fa, durante un viaggio di lavoro, mi fermai in un autogrill per una breve sosta; il tempo di un caffè ed un giro tra l’obbligata serpentina piena di mille oggetti curiosi.
Come sempre, mi fermai alla bacheca dei libri.
Ne presi uno a caso fra quelli che parlano di come migliorare la propria azienda, di come fare successo con poco, dimezzare i costi con niente, ecc….
Ricordo di non aver letto neanche il titolo, ma di aver osservato la copertina: c’era un gran bel faccione sorridente, con un cappello in testa ed una folta barba!
Non so chi fosse quel tizio, probabilmente il libro parlava proprio di lui, ma quelle poche pagine che lessi mi sono rimaste impresse. L’ho cercato anche su internet ma invano.
Avrei riportato volentieri le vere parole, ma vi dovrete accontentare del concetto.
Ve lo riporto scritto più o meno per come lo ricordo:



La COLLABORAZIONE è la base di un gruppo di lavoro.
La forza di un gruppo è di gran lunga superiore alla saggezza del singolo individuo, per quanto GENIO possa essere.
Ma per avere collaborazione dagli altri, è necessario averne la FIDUCIA e credo sia inutile soffermarsi su quanto sia difficile conquistarla e quanto tremendamente facile perderla.
Il fatto è che per ottenere la fiducia bisogna DIMOSTRARE di meritarla.
Si…
Dimostrare di saper fare.
Dimostrare di fare ciò che si dice.
Dimostrare di farlo bene e veloce, proprio come gli altri si aspettano da noi.

Ed è proprio questa la fregatura!!!
Perché se sei bravo a fare qualcosa, se lo fai veloce e lo fai addirittura bene, ti senti come se fossi un GENIO.
E sappiamo che il genio riesce a fare tutto bene!
Gli altri invece sbagliano e quindi non meritano la fiducia!
E se è così, non vale la pena sprecare il tempo per collaborare con loro.
Dopotutto un genio è un GENIO! No?

Può darsi….. ma di persone geniali, nella mia carriera lavorativa ne ho viste davvero poche, forse nessuna.
Invece ho potuto constatare che le buone aziende, quelle che fanno utili, sono quasi sempre formate da persone UMILI…..

Quindi bisogna:
Essere UMILI anche se sei il più bravo.
DIMOSTRARE agli altri le proprie competenze.
Ottenere la FIDUCIA delle persone con le quali si lavora.
COLLABORARE in gruppo per un obiettivo condiviso.

Era questa la ricetta di quel tipo tutto barba e sorriso!

Ovviamente il libro proseguiva per un bel po’, ma la mia sosta in autogrill era stata fin troppo lunga.
Distratto e convinto di ritrovare quel libro in qualsiasi altra area di servizio, andai via senza acquistarlo.
Io non sono un genio ed ammetto di sbagliare.
Proprio come in questo caso.
Lasciare quel libro in quello scaffale, infatti, è stato davvero un grave errore!


sabato 18 luglio 2015

Un paio di curiosità...

Il grattacielo in legno alto ben 30 piani

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Un po' di tempo fa avevamo parlato dei vantaggi di una casa in legno.
Oggi facciamo un salto oltreoceano, più precisamente a Vancouver, in Canada, dove l’architetto Michael Green ha progettato due torri in legno alte trenta metri.

Ospiteranno residenze e uffici e saranno i grattacieli in legno più alti del mondo. Inoltre l’intera architettura degli edifici è ispirata alla filosofia della riduzione degli sprechi: energia solare, trattamento e riciclo dei rifiuti, recupero dell’acqua piovana.

Niente più acciaio né cemento, ma legno in tutte le salse per una struttura sostenibile e che rappresenta un’ottima soluzione antisismica: legno di filamento laminato e cross-legno lamellare, formati da una serie di strati compattati tra loro grazie ad un intreccio ad angolo retto.



Milionario compra 200mila ettari di Amazzonia, non per business ma preservarla!

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Non capita tutti i giorni che un multimilionario spenda soldi per salvare il pianeta, anziché investire capitale per guadagnarci di più, è quello che il Signor Johan Eliasch ha fatto con parte della Foresta Amazzonica.

Il Signor Eliash è una persona molto importante nel suo campo, è il Presidente del consiglio di amministrazione e CEO della compagnia Head, conosciuta per l’equipaggiamento da tennis e da sci. E’ anche un banchiere e un produttore cinematografico negli UK, membro anche della Fondazione Internazionale della Pace.



Nel 2006 dunque Johan Eliasch ha comprato 200 mila ettari della Foresta Amazzonica da una compagnia atta all’abbattimento di alberi in Brasile. Questo terreno ha un alto valore commerciale appunto per l’alta densità di alberi che si possono sfruttare per l’industria della carta. Johan Eliasch adora gli alberi e comprende quanto siano importanti per gli esseri umani.

L’imprenditore permetterà anche gli scienziati di utilizzare la sua terra per fini di esplorazione e di ricerca di specie sconosciute.

In una recente intervista concessa a Chanel 4, Eliasch ha espresso il suo amore per gli alberi e per la loro conservazione. Ha continuato dicendo:

“L’Amazzonia produce il 20% di ossigeno per il Pianeta, quindi è importante preservare la foresta pluviale“. Incoraggia poi gli altri a fare lo stesso, affermano che più gente compra la foresta e meno saranno gli alberi abbattuti.

Ha poi aggiunto:

“L’investimento è un ottimo affare: si fa qualcosa di buono per il Pianeta. I gas ad effetto serra e le attività degli uragani hanno una certa connessione con il taglio della foresta pluviale. Dobbiamo preservare la foresta per evitare disastri globali.”

Attualmente, ogni minuto, 2000 alberi della foresta amazzonica vengono tagliati. 20 miliardi di tonnellate al giorno.


domenica 5 luglio 2015

Piccolo accenno su: "Oscuranti in legno o in alluminio?"

MC INFISSI
Dato la richiesta di alcuni ns. lettori, andiamo ad accennare le principali differenze fra le varie tipologie di materiale utilizzate per gli oscuranti.

Negli ultimi anni sono particolarmente aumentate le installazioni di persiane in alluminio, in tutto il territorio Italiano.
Come mai? E’ stata una mancanza dei prodotti in legno o sono oggetti qualitativamente superiori?
Analizziamo il caso.

Quando si decide di ristrutturare la propria abitazione, gli elementi che ci portano a una decisione più importante – quanto meno per il servizio che debbono dare – sono i complementi esterni, finestre e persiane.
Nel nostro caso parliamo di persiane.





Le persiane non sono solo una componente di decoro, ma hanno il compito di insonorizzare l’appartamento, d’isolarlo dal caldo e dal freddo, oscurarlo dal riflesso solare e, principalmente, impedire l’infiltrazione di acqua e vento.
Le persiane sono state introdotte in Europa – area mediterranea – attorno al 1700 e hanno trovato un'ampia diffusione, grazie anche alla loro gradevole struttura che contribuisce, in maniera sensibile, a definire e valorizzare l'aspetto di una facciata.
E’ evidente, quindi, che si richieda una particolare cura nella scelta della loro forma e del colore, in perfetta sintonia con lo stile dell'edificio e con l'ambiente circostante.
Nonostante la loro funzione decorativa sia molto evidente, non meno importante è il loro apporto al miglioramento delle condizioni ambientali interne.
Una volta erano fatte solamente con il legno, oggi anche con materiali alternativi come alluminio e pvc.

Quali le differenze?



Persiane in alluminio
L’alluminio è un metallo duttile, leggero e resistente all’ossidazione, con un basso potere radiante e resistente alla corrosione.
Quindi un buon candidato per l’oscurante che, esposto a continui sbalzi termici e intemperie, necessita di opportune caratteristiche ai  cambiamenti climatici.
Recentemente questo metallo può anche essere riciclato, contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente.

Purtroppo però, non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la conducibilità termica che appare molto elevata, a discapito dell’isolamento.
Il valore di conducibilità termica dell’alluminio è molto elevata, circa 200 W/mK, motivo per cui negli anni si è passati da profili freddi ai cosiddetti profili a taglio termico, in cui il profilo in alluminio è suddiviso tra interno ed esterno mediante l’interposizione di poliammide, un materiale con conducibilità termica ridotta di circa 0,3 W/mK.
Questo processo ha ridotto notevolmente i valori di trasmittanza termica del telaio in alluminio.
Nonostante questi accorgimenti però, il valore resta comunque alto rispetto ad altri prodotti, a meno che non si scelgano sezioni importanti.
Piccola ma importante precisazione: la differenza tra un profilo con sezione 65 mm e uno da 75 mm è solo nello spessore della poliammide…per il resto, la parte in alluminio, resta la stessa!

Per garantire una buona durata, la manutenzione varia in base al luogo dove si trova.
Nelle località di mare o in quelle con alto grado d’inquinamento, necessitano accorte pulizie con una frequenza significativa (che pochi fanno ritenendo l’alluminio un materiale che non ne risenta) ogni due o tre mesi.
La pulizia deve essere fatta senza detergenti alcalini, acidi o con qualsiasi tipo di solvente.

Nelle aree del sud e non solo, sono spesso utilizzate le stecche orientabili con lo scopo di limitare maggiormente l’entrata della luce e del calore.
Il meccanismo che permette questa operazione alle lamelle, risente molto frequentemente di un’alterazione per effetto del calore (deformabilità) o, ancor più spesso, per la mancanza di pulizia (grippamento) e la stessa manifestazione si presenta sui fermi delle ante, posti esternamente sulla parete.

Dal punto di vista economico è difficile paragonare i vari materiali, anche perché, molto, dipende dalle sezioni.
Sicuramente e a parità di valori d’isolamento termico, l’alluminio risulta più costoso del Pvc, ma sicuramente meno del legno, sebbene i suoi inferiori valori d’isolamento.

Persiane in legno
La persiana in legno è particolarmente indicata nelle zone di montagna per il suo potere isolante, maggiore rispetto a qualsiasi altra soluzione, ma è adeguata anche nelle città, inquinate e soggette a piogge acide, conferendo il senso di eleganza e gusto della tradizione che essa rappresenta.
Nelle nostre città storiche si possono vedere spesso oscuranti che hanno ben oltre i 100 anni!

Anche la manutenzione, per quanto indispensabile, si è notevolmente ridotta, infatti le persiane in legno sono oggi verniciate con prodotti ad alto grado di protezione, assicurando sia la durata del legno che la finitura superficiale, dagli attacchi di umidità, muffe e degrado, non sfogliandosi e con durata dai 15 ai 20 anni senza alcune operazioni di ripristino.
Questi trattamenti permettono la naturale traspirabilità del materiale che ne è, in fin dei conti, forza e pregio.
E lo stesso vale anche per la ferramenta e per l’orientamento delle stecche orientabili.
Nel caso, quanto detto per l’alluminio, vale anche per il legno.

Un’osservazione: l’edilizia, mirando sempre più spesso all’economicità, ha costruito case che non prevedono alcuna forma di protezione degli oscuranti dai danni che l’intemperie possono causare, specialmente al legno, con i cardini a muro e senza ripari superiori.
Ancora oggi si notano molte case fatte nel periodo post-fascista, dove le persiane sono interne al muro (a scorrere) o nell’edilizia più popolare, con un tettino e, ancor più, con i cardini riportati sul telaio; accorgimenti indubbiamente più costosi, ma concepite per un’ottima protezione.
Infatti si evidenzia che:
- le teste dei montanti sono esposte all’intemperie e l’acqua piovana che, coadiuvata da vento e sole, tende a penetrare nelle giunzioni, manifestando il ritiro del materiale, lo scollamento, muffe, ecc.
- i montanti si piegano sotto la spinte delle stecche
- le stecche che si scollano dalla loro sede, puntando decisamente verso il basso (stecche a lisca di pesce)
- le vernici che si fessurano
- ecc.
Pensare che già invertendo la giunzione tra traverso e montante nella parte superiore, la maggiore parte di questi danni si ridurrebbe sensibilmente.


Persiane in PVC
Il PVC (cloruro di polivinile) è il materiale più recente, disponibile in varie forme e colori, anche se poco diffuso inquanto, seppure leggero e resistente, tende a perdere nel tempo le colorazioni e subisce, in tali esposizioni, continue e significative deformazioni.

Ferro e acciaio, grazie alla loro eccezionale resistenza sono invece i materiali più indicati per la costruzione di persiane blindate.

sabato 13 giugno 2015

L’UOMO DELLA QUALITA’

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Siamo arrivati alla ISO 9001, ma non sempre il modo di utilizzare questa norma (la qualità) è visto in maniera giusta.
La si vede come un obbligo. 
Quindi come costo non un investimento.
Però sappiamo che “dobbiamo fare qualità” che ci piaccia o no.    

Come dare una svolta?







Da tempo nei ns. post evidenziamo la figura del Responsabile di Produzione quale persona influente e di risultato.
A lui abbiamo spesso legato il ruolo di “controllore” perché nelle nostre aziende, falegnamerie di media dimensione, non è necessario acquisire tecnici a questo ruolo.

Comunque e se c’è,  questa figura è chiamata  come “Responsabile della Qualità”, anche se sarebbe più giusto "Quality Manager" non per usare i soliti inglesismi, ma perchè "manager" sta per “direttore” cioè colui che guida gli altri a raggiungere gli obiettivi.    
Allora pensiamo alle nostre falegnamerie:  chi è il responsabile della qualità?  
In teoria tutti, nella pratica la figura del titolare o di una persona scelta dalla Direzione.  
Grave errore!
Gestire la qualità non è tenere le carte a posto (procedure, istruzioni, etc.): i documenti sono lo strumento, non il fine.

Il “direttore della qualità” è un responsabile e, non a caso, la ISO 9000 quando indica i suoi compiti, gli fa un importante abbinamento: responsabilità e autorità.      
La qualità applicata male evidenzia la prima ed esclude la seconda.
Sue responsabilità sono:
- rendere chiari e condivisi gli obiettivi (qualità del prodotto, del servizio, ecc.)
- coordinare gli altri così che sia sempre applicata (metodi, correttivi, ecc.)
- aiutare le persone a crescere per il bene dell’azienda

Parallelamente deve avere l'autorità per:
- richiedere risorse 
- intervenire se i risultati sono scarsi
- elogiare o criticare le carenze del personale

Non è una questione di dimensione, grande o piccola l’azienda è costretta a dare sempre più prodotti e servizi di qualità e in falegnameria dobbiamo iniziare ad investire sulla sua formazione e professionalità.

sabato 4 aprile 2015

Buona Pasqua 2015


Una riflessione....

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L’altro giorno mi sono fermato per una visita di cortesia in un’azienda un tempo nostra cliente.
Ottima accoglienza, il giro nei reparti, saluti ai dipendenti e due chiacchiere in ufficio.
Classica domanda “come va?”
La risposta ad orecchi bassi:
“calo del fatturato”, “ritardi di consegna”, “qualità peggiorata”, “tanti rifacimenti”….. 



Ben conoscendo l’azienda ho chiesto di rifare “il giro” cercando di capire il perché di questi problemi.

Purtroppo il calo attuale di fatturato è cosa generalizzata, ma siamo poi tanto sicuri che dipenda dal periodo di “crisi” e non ci sia un nostro.….concorso in colpa?
Riflettendo su quanto ci hanno detto, mi chiedo:
a Ritardi di consegna? 
Sicuramente ci sono più motivi che non dipendono da noi, come i tempi di consegna più brevi, l’aumento delle richieste più complesse da produrre, i ritardi di fornitori e così via, ma quasi sempre la consegna in ritardo dipende da una programmazione non corretta, da acquisti non programmati, da errori di lavorazione, i rifacimenti ecc.
Perciò il problema principale non è la crisi……. Il problema principale in realtà siamo noi!
b Qualità peggiorata?
E’ cosa difficile la qualità, ma siamo certi che le persone nei reparti produttivi sanno quale qualità vogliamo?
E siamo certi che in ogni postazione sia verificata?
E il macchinario è in condizione di costante affidabilità?
c Tanti rifacimenti?
Logicamente, tutto si collega motivando errori di varia natura.
Ad esempio i dati e le informazioni trasmesse ai reparti, siamo certi che siano sufficienti?
E sono stati dati nei tempi giusti?
Ed i reparti sono organizzati con tutto il materiale occorrente per lavorare al meglio?

Questi sono tutti problemi che capitano spesso ultimamente, specialmente in situazioni di stress produttivo e che, inevitabilmente, limitano i risultati nei piani commerciali, negando la fiducia dei clienti.

Cosa fare quindi?
La qualità non è solo un buon prodotto, ma serve a dare certezze, affidabilità e servizio ai nostri clienti.
Proprio ciò che manca a questa azienda!
Però tutti noi sappiamo che “dobbiamo fare qualità”…..che ci piaccia o no!     

Come dare una svolta?
Non ci sono molte soluzioni e, per quanto ci riguarda, da tempo evidenziamo la figura del Responsabile di Produzione.
A lui è legato il ruolo di controllo e sarà lui, quale “direttore”, a guidare gli altri al raggiungimento degli obiettivi.  
 
Allora mi domando:  ma in questa azienda c’è il Responsabile di Produzione?                                                                                                                                                                            
E nelle Vostre?

sabato 28 marzo 2015

Madexpo 2015 - Le nostre impressioni

Esposizione di porte, finestre, sistemi di recupero energetico, case in legno, e tanto altro.

Noi siamo stati il primo giorno e abbiamo notato con piacere la presenza di molti visitatori, che, a onor del vero, non ci aspettavamo!

Molte le cose interessanti, ma prima tra tutte, l’attenzione al “recupero dell’edilizia esistente” con  prodotti per la riqualificazione di questo enorme patrimonio che è la ristrutturazione



Tra quello che ci ha più colpiti possiamo dire:
Porte per interni
Ottime soluzioni per completare gli ambienti con armadiature, pareti attrezzate per divisori tra ambienti, ecc., modelli e finiture di grande rilievo.
Grandi soluzioni generalizzate per porte a filo muro complanari con cerniere a bilico e a scomparsa. Nell’insieme prodotti di buona qualità ed abbastanza economici. (Ferrerolegno, Garofoli, Bertolotto, ecc.).
Degna nota alla presenza dello stand di Braga che negli ultimi anni ha incrementato particolarmente le tipologie per semilavorati e finiti di porte intelaiate e tamburate, evidenziandone i materiali e le logiche distributive.

Finestre
Un’invasione di PVC dell’Est con prodotti di discutibile qualità tecnica e di finiture.
Per non dire dei prezzi assurdi, inadeguati e tali da sciupare un qualsiasi mercato.
Ottima la qualità e la tecnica dei pochi prodotti in legno e legno-alluminio che finalmente fanno ritorno sulle proposte al mercato.
Tra le proposte significative abbiamo notato i "sempreverdi" sistemi di aereazione e ricircolo automatico montato direttamente sul telaio (Internorm ad esempio, che però pregiudica l’aereazione con persiana o tapparella chiusa.)
Inoltre Maico  che ha presentato un nuovo sistema per gli alzanti scorrevoli e che ci pare degno di considerazione.
nella prima delle tre versioni (HS standard, HS performance, HS-L) propone l’adattamento del  proprio sistema alla finestra del cliente.
Il listello nel nodo centrale è fa¬tto con materiale isolante e guarnizioni integrate applicabile "a clip".
La tenuta all'acqua massima certi¬ficabile è di 7A (pioggia battente con vento a 80 Km/h).
Valore di non facile raggiungimento, ma la filosofia proposta è di cer¬tificare quelle re¬plicabili sulla produzione di serie.
Carrello molleggiato ad una ruota (da aggiungere al carrello sia anteriore sia posteriore) per ante di grandi dimensioni e pesi.
Ad alzante chiuso, il peso dell'an¬ta comprime le molle interne, quando si ruota la maniglia per aprire, le molle si esten¬dono e aiutano il sollevamento.
Sostituzione dei perni sull’anta con ganci incassati e retraibi¬li che, oltre a aumentare il valore di  antieffrazione, tiene liscia la su¬perficie del telaio.
Il sistema monta soglie per casa clima, cioè senza manifestare ponti termici e condensa (ad eccezione di quelle in alluminio) e che sono ideali per il risparmio energetico.

Ottime in genere le presentazioni dei prodotti ed in particolare ci sono piaciuti quelli di Carminati, PB, 
Velux (con una finestra che trasforma il sottotetto in un balconcino) ecc.

Per il resto tutto come previsto: assenti molti nomi, molti spazi vuoti, qualche novità nella posa certificata e nelle costruzioni di case in legno.