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lunedì 3 giugno 2019

NUOVO SITO ARRIVATO



Come promesso....ci siamo!
Il nuovo sito è online e lo trovate al seguente indirizzo:

Continua a seguire il nostro BLOG sul nuovo sito e per qualsiasi domanda non dubitare a contattarci.
Saluti da tutti noi.

domenica 8 gennaio 2017

LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE (del professor Philip Zimbardo)

Link foto
Nel 1969, presso l'Università di Stanford il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento di psicologia sociale con il titolo:    " La teoria delle finestre rotte ".

E diceva questo...
se rompiamo una finestra è probabile che ne rompiamo anche un’altra. 
Se le finestre rotte sono due è probabile che ne rompiamo anche una terza. 
Se la prima finestra viene riparata, il processo si ferma. 




Ciò vuol dire che le persone tendono ad adeguarsi e a preferire situazioni o luoghi o altre persone a loro simili e, se impossibilitati a scegliere, tendono a cambiare per uniformarsi.
Creare un ambiente con “finestre rotte” porta a distruggere ciò che ci circonda mentre, se l’ambiente è ben curato, tutti lo cureranno sempre più.
ORA CHE ABBIAMO SORRISO …..… pensiamo al posto nel quale lavoriamo!

La nostra riflessione ...

Si dice che guadagnare è difficile e ci lamentiamo con la “grande distribuzione” che fa prezzi bassi e per noi irraggiungibili, perché il mercato richiede buona qualità e prezzi contenuti ….
Però dobbiamo riflettere su come va il mondo!
Perché se il mercato cambia, siamo noi che dobbiamo ad adeguarci alle sue necessità e non viceversa.
Lo sappiamo, lo diciamo, ma poi …. mille difficoltà!

E c’è solo una soluzione:
AUTOMATIZZARE I PROCESSI
GUADAGNARE PER POTER INVESTIRE

quindi ….
RIVEDERE I SISTEMI ORGANIZZATIVI
PIANIFICARE I PROCESSI DI LAVORAZIONE
PORTARE L’AZIENDA IN UTILI
INVESTIRE PER AUTOMATIZZARE
GESTIRE I PROCESSI DI LAVORAZIONE

La crescita senza imprenditoria non sarà mai gratificante!

mercoledì 22 giugno 2016

Le piccole falegnamerie …. 3° di 3 post


Ci siamo lasciati dicendo …. come si possono ottenere risultati importanti!

Niente è facile e le cose richiedono anche un po’ di tempo, però è possibile raggiungere importanti risultati.
Sempre se le piccole aziende …. diventano grandi!
Si, proprio così, perché è principalmente una questione di metodo. Ed il metodo è sempre lo stesso, qualunque cosa si produca e oltre la dimensione.
Innanzitutto deve essere ripensata la falegnameria che dovrà essere PERSONALIZZATA, COME LE ESIGENZE DELLA SUA CLIENTELA!
Ben sappiamo che il mercato richiede un’estrema personalizzazione, quindi se valutiamo
la storia del mercato, noteremo che:

UNA VOLTA ERA       PRODUZIONE DI MASSA  

POI VENNERO   LE MODIFICHE ANNI ‘70

QUINDI NACQUE       LA PRODUZIONE FLESSIBILE

OGGI DOBBIAMO AVERE
> la massima soddisfazione del cliente
> il prezzo di vendita opportuno
quindi:
> le attrezzature devono essere flessibili e collegate in rete
> i cicli di produzione brevissimi
> pochi operatori svolgono più lavori contemporanei
> la conoscenza viene diffusa nel gruppo di lavoro
> l’imprenditorialità è diffusa e di più larghe visioni
ciò permette
> il giusto profitto per il quale si lavora

Quindi, anche se la tecnica e la tecnologia aiutano, la falegnameria personalizzata, flessibile, produttiva ed economicamente positiva si forma solo con un’esatta ed accurata gestione.
Ciò porta a:
1 rivedere il layout per eliminare le improduttività
- definendo i cicli di lavorazione più idonei
- ottimizzando gli spazi
- semplificando le movimentazioni
- definendo le mansioni del personale
- prevedendo futuri ampliamenti
- ricercando le attrezzature più idonee alle necessità
- verificando gli ammortamenti

2 analizzare tempi e metodi per ridurre i costi di lavorazione
- eliminando operazioni superflue, recuperando economicità
- migliorando l'utilizzo delle risorse (uomini e macchinari)

Impostare un sistema di programmazione e analisi dei costi perché l’azienda si fonda sugli utili e la rende forte e propositiva.
Dal controllo dei costi si può gestire la lavorazione, mantenendo gli utili prefissati.

3 controllo dei costi di produzione
- la composizione dei centri di costo collegata ai dati di bilancio e ai tempi di
   lavorazione, definisce il costo orario.
4 fabbisogno economico
- il controllo del fatturato periodico semplifica le procedure di messa in lavorazione
  e conferisce certezza di risultato.

Infine una grande cosa per chi produce “su misura”: lo sviluppo di un preventivo!
5 con specifici software, anche in 3D, debitamente compilati, è calcolabile il costo di produzione per ogni articolo.
Quindi il valore non sarà più costruito, ma reso da calcoli matematici, quindi utilizzabile anche per forme preventive.
- la progettazione unita ai cicli operativi e ai tempi previsti fornisce un valore di
   riferimento per il costo di lavorazione
- la definizione del punto di pareggio, assieme all’organizzazione della lavorazione,
   rende possibile predefinire gli utili.

L’ottimizzazione potenziale delle piccole aziende, ricche di spirito imprenditoriale, umili e capaci sia di pensiero strategico che di esecuzione, può trasformarsi in attività ben  remunerativa.
E, come diceva un mio maestro 40 anni fa …. se oggi fai crescere le piccole, domani ne avrai tante grandi!

venerdì 10 giugno 2016

Le piccole falegnamerie …. 2° di 3 post



Ci siamo lasciati dicendo che …. le cose sembrano semplici, ma seppure non sia così….lo possono diventare!

Bene vediamo in 4 punti fondamentali, come si possono ottenere risultati importanti.
bisogna diventare un po’ più venditori  
(non si può fare tutto, ma, sapendolo presentare, si può vendere)
bisogna saper fare bene i conti ed i preventivi  
(conoscere i costi di produzione – quindi saper simulare i cicli operativi – avere e saper utilizzare un adeguato software per la progettazione e la preventivazione)
bisogna saper gestire l’azienda, sia nei costi che nella lavorazione
(gestire metodi e tempi per ogni fase di lavoro e, principalmente, rispettarli  durante la lavorazione)
bisogna avere una mente elastica, conoscenze e larghe vedute
(avere la curiosità ed il tempo per partecipare a fiere del settore, conoscere strumenti e materiali alternativi, saperli proporre al cliente)
bisogna avere non solo fornitori, ma partners
(per il fornitore siamo un cliente, per il partner uno stretto collaboratore con il quale dividere difficoltà e successi)
Tutto questo sviluppa un sistema che rende la “piccola falegnameria” gestita, così come viene fatto nelle grandi dimensioni di azienda.
Se tutti i punti sono importanti, quelli fondamentali sono il 2°, il 3° ed il 4°.
Esaminiamo i motivi di questa affermazione:

punto 2°
specialmente per coloro che lavorano “su commessa” è fondamentale la conoscenza dei propri costi, infatti, molto spesso ci troviamo a parlare di “piano dei costi analitico” come se fosse una cosa nebulosa e che ognuno fa a modo proprio.
Eppure non è difficile.  Ma non basta.  
Una volta creato si debbono conoscere i cicli produttivi e, pure in maniera orientativa, alcuni tempi di riferimento. Ciò allo scopo di individuare un ciclo di lavoro tra le varie macchine, quasi lo si facesse.
Con questo noto si debbono includere le movimentazioni, gli attrezzaggi, ecc. anche se improduttivi.

Non trascurabile la scelta e l’acquisto di un software (importante sia per la praticità che per la risultanza) che permetta la progettazione del mobile tramite un sistema di disegno e che caricato dei dati di riferimento (materiali, costi, tempi, ecc.) estrapoli i valori da preventivare.
Di questi oggi se ne trovano molti, ma la bravura di chi si interessa deve essere nell’individuare …. quello giusto!
Però, trovato, abbiamo fatto una grande cosa.

punto 3°
gestire tempi e metodi per ogni fase di lavoro è di per se cosa complessa e, farli rispettare durante tutta la lavorazione è ancora più difficile.
Nelle piccole aziende capitano spesso motivi d’interruzione (rappresentanti, clienti, fornitori, pagamenti in banca, ecc.) ed è facile distrarsi da ciò che si stava facendo.
Spesso, si dice, si recupera facendo un’ora in più la sera! O al sabato mattina!
Cosa sbagliatissima. Ciò che si è perso non si recupera più.
Ma allora che fare se viene qualcuno in azienda?
Semplice (non è vero, è difficile ma deve essere fatto), ci si organizza diversamente, si fissano appuntamenti in data prestabilita, si dedica qualcuno a ricevere fornitori e clienti (che mai devono andarsene scontenti!) ecc. ecc.
Ma quando si lavora….si lavora!
E se abbiamo un dipendente ancora più, sempre da tenere presente che e noi lo serviamo perché possa produrre di più e meglio!

Quindi mai distogliersi, perché è una cosa essenziale al mantenimento dei tempi previsti, quindi, in poche parole, del nostro utile!

punto 4°
la piccola falegnameria ha molti punti a sfavore, principalmente l’informazione, o meglio, il tempo per poter avere informazioni.
Spesso sono i rappresentanti che portano notizie, farebbe parte del loro mestiere …. magari un po’ condizionato dalle aziende rappresentate, ma sarebbe una giusta professionalità.
Però è innegabile che i molteplici interessi che riguardano coloro che fanno arredamenti completi coinvolge l’informazione su tantissimi punti: i materiali, i semilavorati, le colle, le vernici, la ferramenta, gli accessori e tute le loro alternative!
Costi, qualità, variabilità, fornitori, …. acquisto di prodotti finiti presso altre aziende (finestre di legno, legno alluminio, di pvc …. porte per interni, blindati e chissà quanto altro ancora).
Poi non parliamo di attrezzature, utensili, movimentazioni, macchinari e tutte le loro evoluzioni!
Ce ne sarebbe per farlo a tempo pieno.
Però avere la curiosità ed il tempo per questi aspetti, vuol dire conoscere alternative e ciò porta a saperli proporre alla clientela; cosa che altri non possono fare perché non hanno il tempo!
Quindi trovare il tempo per la propria informazione è importante (quale investimento personale che fa l’azienda) per avere una mente elastica e larghe vedute.

Una banalità: tutti conoscono le colle poliuretaniche, ma quanti espongono al loro cliente l’indispensabilità di usarle nei mobili da cucina, da bagno o da esterno?
E se anche costano un po’ di più, quanti si domandano con quale margine le possono vendere?
Quanti si domandano l’importanza della qualità che possono dare al cliente?
E, ultima cosa per il momento, quanti si domandano quanto tempo abbiamo risparmiato in quella fase grazie all’essicazione immediata?

Nel prossimo Post Vi diremo un’altra piccola cosa!

martedì 17 maggio 2016

Le piccole falegnamerie …. 1° di 3 post


In Italia ci sono migliaia di medio piccole falegnamerie, aziende che producono un po’ di tutto, dai mobili alle finestre, alle porte e tutto “su misura”!
Dare questo servizio implica la conoscenza dei materiali, notevoli esperienze produttive, estro creativo e tanto …. sacrificio!
Per queste aziende la produttività e l’efficienza sono caratteristiche quasi istintive, ma impegno e buona volontà oramai non bastano più.
I tempi cambiano e quei punti di successo, tipici dell’estro e della imprenditorialità, oggi non bastano più e non basta acquistare macchine per cambiare, adesso serve lavorare con nuovi metodi …e quindi, ancora una volta, bisogna ripensare l’azienda!
E allora come dovrà essere la falegnameria?
Semplicemente PERSONALIZZATA, COME LE ESIGENZE CHIESTE DALLA CLIENTELA!

Oggi tecnologia e tecnica (ed un po’ di commerciale) possono rendere più facili i cambiamenti.  E se di metodi nuovi si parla, quali sono le soluzioni possibili? Esaminiamo un po’:
Arredamento
a i mobilifici ed i rivenditori di mobili sono praticamente scomparsi in ogni regione d’Italia e i rimasti lavorano solo per la grande distribuzione (Ikea, Mercatone, ecc.).
Unici sopravvissuti del settore sono gli arredatori.
L’arredatore sa fare un po’ di tutto: cucina, camera, bagno, porte ecc.
b la clientela si rivolge spesso alla grande distribuzione per proposte visibili a proprio gusto, con costi contenuti ed un’ampia gamma di arredi, talora di media e scarsa qualità, ma sempre suggeriti da personale competente e convincente.
In questo caso, la personalizzazione si basa sul 95% di standard (anche se non si dice, ma è così perché il prezzo non giustificherebbe alternative) ed il 5% non “su misura” ma adattato o convincemente eluso.
Solo gli arredatori possono proporre soluzioni al 100% personalizzate e volendo di alta qualità.
c chi ammoderna un ambiente se non tutta la casa, si trova spesso a che fare con i costi sempre più elevati. E qui la grande distribuzione la fa da padrona!
Gli arredatori devono imparare non a competere, bensì a dare a costo ragionevole qualità e servizio superiori.
Pensiamo che da Ikea il trasporto ed il montaggio hanno costi alti e poi, se il muro è fuori squadra … te lo tieni!
d se la grande distribuzione ha costi contenuti (ed è così) gli arredatori debbono imparare a …. costare il giusto!
Ma giusto non è fare “carte false”, ma imparare a gestire i proprio costi, visto che il mercato non è più disponibile a particolari ricarichi e gli utili vanno trovati all’interno della propria azienda!
Porte e finestre
e è un discorso più particolare in quanto, mentre la porta fa spesso parte dell’arredo,  la finestra è un oggetto tecnico e che non coinvolge solo il gusto, anzi!
I clienti sono sempre più, giustamente, preparati.
f oggi si trovano porte di ogni tipo, tamburate, a profilo, con vetri, ecc.,  rivestite con carte melaminiche, verniciate, laccate…ecc. tutto sommato a buon mercato.
Spesso e seppure personalizzate, vengono consegnate in brevissimo tempo.
Anche i costi d’acquisto non incidono particolarmente sul totale dell’investimento.
Che siano acquistate (e sarebbe ragionevole nell’economicità d’impresa) o meno, gli arredatori possono plagiarsene ed includerle nella fornitura.
Spesso soddisfacendo il cliente con un’unica fornitura e responsabilità.
g non è la stessa cosa per le finestre che richiede caratteristiche tecniche superiori, sia sulla zona climatica, l’esposizione, la rumorosità, e via  dicendo.
Pur sempre nell’ottica di fornire servizio e di essere unico responsabile, se non produttore, l’arredatore può dire la sua, suggerendo un prodotto consono e tecnicamente opportuno.
Alla luce di questo piccolo e superficiale esame, si evidenziano quattro punti importanti
per la falegnameria:
1 saper tranquillizzare e soddisfare il cliente con argomentazioni diverse dalla grande distribuzione e, senza dubbio, più tecniche.
2 comprendere cosa vuole il cliente e la sua disponibilità economica.
3 saper fare un giusto preventivo, cosa non semplice visto che parliamo di forniture “su misura”
4 e se il cliente ci da conferma …. saper contenere i costi di lavorazione!

Così detto le cose sembrano semplici, ma seppure non sia così….lo possono diventare!

Nel prossimo Post Vi diremo la nostra!

domenica 5 luglio 2015

Piccolo accenno su: "Oscuranti in legno o in alluminio?"

MC INFISSI
Dato la richiesta di alcuni ns. lettori, andiamo ad accennare le principali differenze fra le varie tipologie di materiale utilizzate per gli oscuranti.

Negli ultimi anni sono particolarmente aumentate le installazioni di persiane in alluminio, in tutto il territorio Italiano.
Come mai? E’ stata una mancanza dei prodotti in legno o sono oggetti qualitativamente superiori?
Analizziamo il caso.

Quando si decide di ristrutturare la propria abitazione, gli elementi che ci portano a una decisione più importante – quanto meno per il servizio che debbono dare – sono i complementi esterni, finestre e persiane.
Nel nostro caso parliamo di persiane.





Le persiane non sono solo una componente di decoro, ma hanno il compito di insonorizzare l’appartamento, d’isolarlo dal caldo e dal freddo, oscurarlo dal riflesso solare e, principalmente, impedire l’infiltrazione di acqua e vento.
Le persiane sono state introdotte in Europa – area mediterranea – attorno al 1700 e hanno trovato un'ampia diffusione, grazie anche alla loro gradevole struttura che contribuisce, in maniera sensibile, a definire e valorizzare l'aspetto di una facciata.
E’ evidente, quindi, che si richieda una particolare cura nella scelta della loro forma e del colore, in perfetta sintonia con lo stile dell'edificio e con l'ambiente circostante.
Nonostante la loro funzione decorativa sia molto evidente, non meno importante è il loro apporto al miglioramento delle condizioni ambientali interne.
Una volta erano fatte solamente con il legno, oggi anche con materiali alternativi come alluminio e pvc.

Quali le differenze?



Persiane in alluminio
L’alluminio è un metallo duttile, leggero e resistente all’ossidazione, con un basso potere radiante e resistente alla corrosione.
Quindi un buon candidato per l’oscurante che, esposto a continui sbalzi termici e intemperie, necessita di opportune caratteristiche ai  cambiamenti climatici.
Recentemente questo metallo può anche essere riciclato, contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente.

Purtroppo però, non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la conducibilità termica che appare molto elevata, a discapito dell’isolamento.
Il valore di conducibilità termica dell’alluminio è molto elevata, circa 200 W/mK, motivo per cui negli anni si è passati da profili freddi ai cosiddetti profili a taglio termico, in cui il profilo in alluminio è suddiviso tra interno ed esterno mediante l’interposizione di poliammide, un materiale con conducibilità termica ridotta di circa 0,3 W/mK.
Questo processo ha ridotto notevolmente i valori di trasmittanza termica del telaio in alluminio.
Nonostante questi accorgimenti però, il valore resta comunque alto rispetto ad altri prodotti, a meno che non si scelgano sezioni importanti.
Piccola ma importante precisazione: la differenza tra un profilo con sezione 65 mm e uno da 75 mm è solo nello spessore della poliammide…per il resto, la parte in alluminio, resta la stessa!

Per garantire una buona durata, la manutenzione varia in base al luogo dove si trova.
Nelle località di mare o in quelle con alto grado d’inquinamento, necessitano accorte pulizie con una frequenza significativa (che pochi fanno ritenendo l’alluminio un materiale che non ne risenta) ogni due o tre mesi.
La pulizia deve essere fatta senza detergenti alcalini, acidi o con qualsiasi tipo di solvente.

Nelle aree del sud e non solo, sono spesso utilizzate le stecche orientabili con lo scopo di limitare maggiormente l’entrata della luce e del calore.
Il meccanismo che permette questa operazione alle lamelle, risente molto frequentemente di un’alterazione per effetto del calore (deformabilità) o, ancor più spesso, per la mancanza di pulizia (grippamento) e la stessa manifestazione si presenta sui fermi delle ante, posti esternamente sulla parete.

Dal punto di vista economico è difficile paragonare i vari materiali, anche perché, molto, dipende dalle sezioni.
Sicuramente e a parità di valori d’isolamento termico, l’alluminio risulta più costoso del Pvc, ma sicuramente meno del legno, sebbene i suoi inferiori valori d’isolamento.

Persiane in legno
La persiana in legno è particolarmente indicata nelle zone di montagna per il suo potere isolante, maggiore rispetto a qualsiasi altra soluzione, ma è adeguata anche nelle città, inquinate e soggette a piogge acide, conferendo il senso di eleganza e gusto della tradizione che essa rappresenta.
Nelle nostre città storiche si possono vedere spesso oscuranti che hanno ben oltre i 100 anni!

Anche la manutenzione, per quanto indispensabile, si è notevolmente ridotta, infatti le persiane in legno sono oggi verniciate con prodotti ad alto grado di protezione, assicurando sia la durata del legno che la finitura superficiale, dagli attacchi di umidità, muffe e degrado, non sfogliandosi e con durata dai 15 ai 20 anni senza alcune operazioni di ripristino.
Questi trattamenti permettono la naturale traspirabilità del materiale che ne è, in fin dei conti, forza e pregio.
E lo stesso vale anche per la ferramenta e per l’orientamento delle stecche orientabili.
Nel caso, quanto detto per l’alluminio, vale anche per il legno.

Un’osservazione: l’edilizia, mirando sempre più spesso all’economicità, ha costruito case che non prevedono alcuna forma di protezione degli oscuranti dai danni che l’intemperie possono causare, specialmente al legno, con i cardini a muro e senza ripari superiori.
Ancora oggi si notano molte case fatte nel periodo post-fascista, dove le persiane sono interne al muro (a scorrere) o nell’edilizia più popolare, con un tettino e, ancor più, con i cardini riportati sul telaio; accorgimenti indubbiamente più costosi, ma concepite per un’ottima protezione.
Infatti si evidenzia che:
- le teste dei montanti sono esposte all’intemperie e l’acqua piovana che, coadiuvata da vento e sole, tende a penetrare nelle giunzioni, manifestando il ritiro del materiale, lo scollamento, muffe, ecc.
- i montanti si piegano sotto la spinte delle stecche
- le stecche che si scollano dalla loro sede, puntando decisamente verso il basso (stecche a lisca di pesce)
- le vernici che si fessurano
- ecc.
Pensare che già invertendo la giunzione tra traverso e montante nella parte superiore, la maggiore parte di questi danni si ridurrebbe sensibilmente.


Persiane in PVC
Il PVC (cloruro di polivinile) è il materiale più recente, disponibile in varie forme e colori, anche se poco diffuso inquanto, seppure leggero e resistente, tende a perdere nel tempo le colorazioni e subisce, in tali esposizioni, continue e significative deformazioni.

Ferro e acciaio, grazie alla loro eccezionale resistenza sono invece i materiali più indicati per la costruzione di persiane blindate.

sabato 13 giugno 2015

L’UOMO DELLA QUALITA’

Link
Siamo arrivati alla ISO 9001, ma non sempre il modo di utilizzare questa norma (la qualità) è visto in maniera giusta.
La si vede come un obbligo. 
Quindi come costo non un investimento.
Però sappiamo che “dobbiamo fare qualità” che ci piaccia o no.    

Come dare una svolta?







Da tempo nei ns. post evidenziamo la figura del Responsabile di Produzione quale persona influente e di risultato.
A lui abbiamo spesso legato il ruolo di “controllore” perché nelle nostre aziende, falegnamerie di media dimensione, non è necessario acquisire tecnici a questo ruolo.

Comunque e se c’è,  questa figura è chiamata  come “Responsabile della Qualità”, anche se sarebbe più giusto "Quality Manager" non per usare i soliti inglesismi, ma perchè "manager" sta per “direttore” cioè colui che guida gli altri a raggiungere gli obiettivi.    
Allora pensiamo alle nostre falegnamerie:  chi è il responsabile della qualità?  
In teoria tutti, nella pratica la figura del titolare o di una persona scelta dalla Direzione.  
Grave errore!
Gestire la qualità non è tenere le carte a posto (procedure, istruzioni, etc.): i documenti sono lo strumento, non il fine.

Il “direttore della qualità” è un responsabile e, non a caso, la ISO 9000 quando indica i suoi compiti, gli fa un importante abbinamento: responsabilità e autorità.      
La qualità applicata male evidenzia la prima ed esclude la seconda.
Sue responsabilità sono:
- rendere chiari e condivisi gli obiettivi (qualità del prodotto, del servizio, ecc.)
- coordinare gli altri così che sia sempre applicata (metodi, correttivi, ecc.)
- aiutare le persone a crescere per il bene dell’azienda

Parallelamente deve avere l'autorità per:
- richiedere risorse 
- intervenire se i risultati sono scarsi
- elogiare o criticare le carenze del personale

Non è una questione di dimensione, grande o piccola l’azienda è costretta a dare sempre più prodotti e servizi di qualità e in falegnameria dobbiamo iniziare ad investire sulla sua formazione e professionalità.