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venerdì 15 giugno 2018

Un'idea per finestre in legno alluminio

clicca qui per vedere il video


Come si producono le finestre in legno alluminio?
Tutti noi, ormai, conosciamo la lavorazione di questo serramento, ma qualcuno ha messo in dubbio la valenza "dell'acquisto" del telaietto in alluminio proponendo un sistema diverso
Vediamo di cosa si tratta e perchè può essere interessante.


Per pregi e difetti del sistema, info e dettagli trovate i nostri numeri sulla pagina contatti.

lunedì 13 febbraio 2017

Ma quanto ti costa?

Link foto
Hai mai calcolato i costi di produzione di ogni articolo che realizzi?
Sai quanto ti costa produrre un’intera commessa?
E il guadagno che avevi preventivato, qual’è stato? uguale, maggiore o minore?








Per definire i Costi di Produzione, devono essere esaminati ed inseriti in un sistema di calcolo alcuni valori la cui ripartizione può essere esemplificata in:

a Dati base
- il conto economico
- un dettaglio dei costi per la mano d'opera
- un dettaglio dei costi delle attrezzature

b Elaborazione sistema
- la creazione dei Centri di costo in base al layout dell’azienda
- un esame dei tempi di lavorazione

c Risultati
- la trascrizione di questi valori in un foglio di calcolo
- la formazione del valore risultante

…. tutto questo genera  UN SISTEMA DI LAVORO  con il quale organizzare la lavorazione partendo dai costi e che, rispettando i parametri, consente di ottenere gli utili previsti.

I valori determinati dai paragrafi a e b, tutto sommato sono noti e comunque abbastanza semplici da ricavare.
Il rilievo dei tempi e metodi è certamente la parte più complessa e che deve essere fatta da chi sa “vedere” come si sta lavorando in quella precisa zona/centro di costo.

Questo permetterà di notare possibili metodi sbagliati, le perdite di tempo, ecc. insomma tutto ciò che è evitabile o inevitabile.
Quindi si potranno definire rapidamente le correzioni o parlarne con chi può effettuare i correttivi (il titolare, il responsabile di produzione, ecc.)

E' importante ricordare che:
Cambiando metodo si può ridurre il tempo di lavorazione.
La diminuzione del tempo genera minori costi.
Minore è il costo, più alto è il margine e .... più alto il guadagno.

Forse non tutti sanno applicare questo sistema che, se interessa, può mandare una mail al nostro indirizzo quer.consulenze@gmail.com  con scritto #VALORI.

Riceverete così una esauriente spiegazione su come è elaborato e composto il nostro programma, a cosa serve, i risultati ottenuti e, principalmente, chi e come si fa ad applicarlo.






giovedì 9 febbraio 2017

8° Lean Production - 1°S - SISTEMAZIONE




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Sarai indirizzato nel nostro canale youtube.
Aspettiamo i Vostri commenti per capire cosa ne pensate.

Grazie e a presto col prossimo video.


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mercoledì 22 giugno 2016

Le piccole falegnamerie …. 3° di 3 post


Ci siamo lasciati dicendo …. come si possono ottenere risultati importanti!

Niente è facile e le cose richiedono anche un po’ di tempo, però è possibile raggiungere importanti risultati.
Sempre se le piccole aziende …. diventano grandi!
Si, proprio così, perché è principalmente una questione di metodo. Ed il metodo è sempre lo stesso, qualunque cosa si produca e oltre la dimensione.
Innanzitutto deve essere ripensata la falegnameria che dovrà essere PERSONALIZZATA, COME LE ESIGENZE DELLA SUA CLIENTELA!
Ben sappiamo che il mercato richiede un’estrema personalizzazione, quindi se valutiamo
la storia del mercato, noteremo che:

UNA VOLTA ERA       PRODUZIONE DI MASSA  

POI VENNERO   LE MODIFICHE ANNI ‘70

QUINDI NACQUE       LA PRODUZIONE FLESSIBILE

OGGI DOBBIAMO AVERE
> la massima soddisfazione del cliente
> il prezzo di vendita opportuno
quindi:
> le attrezzature devono essere flessibili e collegate in rete
> i cicli di produzione brevissimi
> pochi operatori svolgono più lavori contemporanei
> la conoscenza viene diffusa nel gruppo di lavoro
> l’imprenditorialità è diffusa e di più larghe visioni
ciò permette
> il giusto profitto per il quale si lavora

Quindi, anche se la tecnica e la tecnologia aiutano, la falegnameria personalizzata, flessibile, produttiva ed economicamente positiva si forma solo con un’esatta ed accurata gestione.
Ciò porta a:
1 rivedere il layout per eliminare le improduttività
- definendo i cicli di lavorazione più idonei
- ottimizzando gli spazi
- semplificando le movimentazioni
- definendo le mansioni del personale
- prevedendo futuri ampliamenti
- ricercando le attrezzature più idonee alle necessità
- verificando gli ammortamenti

2 analizzare tempi e metodi per ridurre i costi di lavorazione
- eliminando operazioni superflue, recuperando economicità
- migliorando l'utilizzo delle risorse (uomini e macchinari)

Impostare un sistema di programmazione e analisi dei costi perché l’azienda si fonda sugli utili e la rende forte e propositiva.
Dal controllo dei costi si può gestire la lavorazione, mantenendo gli utili prefissati.

3 controllo dei costi di produzione
- la composizione dei centri di costo collegata ai dati di bilancio e ai tempi di
   lavorazione, definisce il costo orario.
4 fabbisogno economico
- il controllo del fatturato periodico semplifica le procedure di messa in lavorazione
  e conferisce certezza di risultato.

Infine una grande cosa per chi produce “su misura”: lo sviluppo di un preventivo!
5 con specifici software, anche in 3D, debitamente compilati, è calcolabile il costo di produzione per ogni articolo.
Quindi il valore non sarà più costruito, ma reso da calcoli matematici, quindi utilizzabile anche per forme preventive.
- la progettazione unita ai cicli operativi e ai tempi previsti fornisce un valore di
   riferimento per il costo di lavorazione
- la definizione del punto di pareggio, assieme all’organizzazione della lavorazione,
   rende possibile predefinire gli utili.

L’ottimizzazione potenziale delle piccole aziende, ricche di spirito imprenditoriale, umili e capaci sia di pensiero strategico che di esecuzione, può trasformarsi in attività ben  remunerativa.
E, come diceva un mio maestro 40 anni fa …. se oggi fai crescere le piccole, domani ne avrai tante grandi!

venerdì 10 giugno 2016

Le piccole falegnamerie …. 2° di 3 post



Ci siamo lasciati dicendo che …. le cose sembrano semplici, ma seppure non sia così….lo possono diventare!

Bene vediamo in 4 punti fondamentali, come si possono ottenere risultati importanti.
bisogna diventare un po’ più venditori  
(non si può fare tutto, ma, sapendolo presentare, si può vendere)
bisogna saper fare bene i conti ed i preventivi  
(conoscere i costi di produzione – quindi saper simulare i cicli operativi – avere e saper utilizzare un adeguato software per la progettazione e la preventivazione)
bisogna saper gestire l’azienda, sia nei costi che nella lavorazione
(gestire metodi e tempi per ogni fase di lavoro e, principalmente, rispettarli  durante la lavorazione)
bisogna avere una mente elastica, conoscenze e larghe vedute
(avere la curiosità ed il tempo per partecipare a fiere del settore, conoscere strumenti e materiali alternativi, saperli proporre al cliente)
bisogna avere non solo fornitori, ma partners
(per il fornitore siamo un cliente, per il partner uno stretto collaboratore con il quale dividere difficoltà e successi)
Tutto questo sviluppa un sistema che rende la “piccola falegnameria” gestita, così come viene fatto nelle grandi dimensioni di azienda.
Se tutti i punti sono importanti, quelli fondamentali sono il 2°, il 3° ed il 4°.
Esaminiamo i motivi di questa affermazione:

punto 2°
specialmente per coloro che lavorano “su commessa” è fondamentale la conoscenza dei propri costi, infatti, molto spesso ci troviamo a parlare di “piano dei costi analitico” come se fosse una cosa nebulosa e che ognuno fa a modo proprio.
Eppure non è difficile.  Ma non basta.  
Una volta creato si debbono conoscere i cicli produttivi e, pure in maniera orientativa, alcuni tempi di riferimento. Ciò allo scopo di individuare un ciclo di lavoro tra le varie macchine, quasi lo si facesse.
Con questo noto si debbono includere le movimentazioni, gli attrezzaggi, ecc. anche se improduttivi.

Non trascurabile la scelta e l’acquisto di un software (importante sia per la praticità che per la risultanza) che permetta la progettazione del mobile tramite un sistema di disegno e che caricato dei dati di riferimento (materiali, costi, tempi, ecc.) estrapoli i valori da preventivare.
Di questi oggi se ne trovano molti, ma la bravura di chi si interessa deve essere nell’individuare …. quello giusto!
Però, trovato, abbiamo fatto una grande cosa.

punto 3°
gestire tempi e metodi per ogni fase di lavoro è di per se cosa complessa e, farli rispettare durante tutta la lavorazione è ancora più difficile.
Nelle piccole aziende capitano spesso motivi d’interruzione (rappresentanti, clienti, fornitori, pagamenti in banca, ecc.) ed è facile distrarsi da ciò che si stava facendo.
Spesso, si dice, si recupera facendo un’ora in più la sera! O al sabato mattina!
Cosa sbagliatissima. Ciò che si è perso non si recupera più.
Ma allora che fare se viene qualcuno in azienda?
Semplice (non è vero, è difficile ma deve essere fatto), ci si organizza diversamente, si fissano appuntamenti in data prestabilita, si dedica qualcuno a ricevere fornitori e clienti (che mai devono andarsene scontenti!) ecc. ecc.
Ma quando si lavora….si lavora!
E se abbiamo un dipendente ancora più, sempre da tenere presente che e noi lo serviamo perché possa produrre di più e meglio!

Quindi mai distogliersi, perché è una cosa essenziale al mantenimento dei tempi previsti, quindi, in poche parole, del nostro utile!

punto 4°
la piccola falegnameria ha molti punti a sfavore, principalmente l’informazione, o meglio, il tempo per poter avere informazioni.
Spesso sono i rappresentanti che portano notizie, farebbe parte del loro mestiere …. magari un po’ condizionato dalle aziende rappresentate, ma sarebbe una giusta professionalità.
Però è innegabile che i molteplici interessi che riguardano coloro che fanno arredamenti completi coinvolge l’informazione su tantissimi punti: i materiali, i semilavorati, le colle, le vernici, la ferramenta, gli accessori e tute le loro alternative!
Costi, qualità, variabilità, fornitori, …. acquisto di prodotti finiti presso altre aziende (finestre di legno, legno alluminio, di pvc …. porte per interni, blindati e chissà quanto altro ancora).
Poi non parliamo di attrezzature, utensili, movimentazioni, macchinari e tutte le loro evoluzioni!
Ce ne sarebbe per farlo a tempo pieno.
Però avere la curiosità ed il tempo per questi aspetti, vuol dire conoscere alternative e ciò porta a saperli proporre alla clientela; cosa che altri non possono fare perché non hanno il tempo!
Quindi trovare il tempo per la propria informazione è importante (quale investimento personale che fa l’azienda) per avere una mente elastica e larghe vedute.

Una banalità: tutti conoscono le colle poliuretaniche, ma quanti espongono al loro cliente l’indispensabilità di usarle nei mobili da cucina, da bagno o da esterno?
E se anche costano un po’ di più, quanti si domandano con quale margine le possono vendere?
Quanti si domandano l’importanza della qualità che possono dare al cliente?
E, ultima cosa per il momento, quanti si domandano quanto tempo abbiamo risparmiato in quella fase grazie all’essicazione immediata?

Nel prossimo Post Vi diremo un’altra piccola cosa!

martedì 17 maggio 2016

Le piccole falegnamerie …. 1° di 3 post


In Italia ci sono migliaia di medio piccole falegnamerie, aziende che producono un po’ di tutto, dai mobili alle finestre, alle porte e tutto “su misura”!
Dare questo servizio implica la conoscenza dei materiali, notevoli esperienze produttive, estro creativo e tanto …. sacrificio!
Per queste aziende la produttività e l’efficienza sono caratteristiche quasi istintive, ma impegno e buona volontà oramai non bastano più.
I tempi cambiano e quei punti di successo, tipici dell’estro e della imprenditorialità, oggi non bastano più e non basta acquistare macchine per cambiare, adesso serve lavorare con nuovi metodi …e quindi, ancora una volta, bisogna ripensare l’azienda!
E allora come dovrà essere la falegnameria?
Semplicemente PERSONALIZZATA, COME LE ESIGENZE CHIESTE DALLA CLIENTELA!

Oggi tecnologia e tecnica (ed un po’ di commerciale) possono rendere più facili i cambiamenti.  E se di metodi nuovi si parla, quali sono le soluzioni possibili? Esaminiamo un po’:
Arredamento
a i mobilifici ed i rivenditori di mobili sono praticamente scomparsi in ogni regione d’Italia e i rimasti lavorano solo per la grande distribuzione (Ikea, Mercatone, ecc.).
Unici sopravvissuti del settore sono gli arredatori.
L’arredatore sa fare un po’ di tutto: cucina, camera, bagno, porte ecc.
b la clientela si rivolge spesso alla grande distribuzione per proposte visibili a proprio gusto, con costi contenuti ed un’ampia gamma di arredi, talora di media e scarsa qualità, ma sempre suggeriti da personale competente e convincente.
In questo caso, la personalizzazione si basa sul 95% di standard (anche se non si dice, ma è così perché il prezzo non giustificherebbe alternative) ed il 5% non “su misura” ma adattato o convincemente eluso.
Solo gli arredatori possono proporre soluzioni al 100% personalizzate e volendo di alta qualità.
c chi ammoderna un ambiente se non tutta la casa, si trova spesso a che fare con i costi sempre più elevati. E qui la grande distribuzione la fa da padrona!
Gli arredatori devono imparare non a competere, bensì a dare a costo ragionevole qualità e servizio superiori.
Pensiamo che da Ikea il trasporto ed il montaggio hanno costi alti e poi, se il muro è fuori squadra … te lo tieni!
d se la grande distribuzione ha costi contenuti (ed è così) gli arredatori debbono imparare a …. costare il giusto!
Ma giusto non è fare “carte false”, ma imparare a gestire i proprio costi, visto che il mercato non è più disponibile a particolari ricarichi e gli utili vanno trovati all’interno della propria azienda!
Porte e finestre
e è un discorso più particolare in quanto, mentre la porta fa spesso parte dell’arredo,  la finestra è un oggetto tecnico e che non coinvolge solo il gusto, anzi!
I clienti sono sempre più, giustamente, preparati.
f oggi si trovano porte di ogni tipo, tamburate, a profilo, con vetri, ecc.,  rivestite con carte melaminiche, verniciate, laccate…ecc. tutto sommato a buon mercato.
Spesso e seppure personalizzate, vengono consegnate in brevissimo tempo.
Anche i costi d’acquisto non incidono particolarmente sul totale dell’investimento.
Che siano acquistate (e sarebbe ragionevole nell’economicità d’impresa) o meno, gli arredatori possono plagiarsene ed includerle nella fornitura.
Spesso soddisfacendo il cliente con un’unica fornitura e responsabilità.
g non è la stessa cosa per le finestre che richiede caratteristiche tecniche superiori, sia sulla zona climatica, l’esposizione, la rumorosità, e via  dicendo.
Pur sempre nell’ottica di fornire servizio e di essere unico responsabile, se non produttore, l’arredatore può dire la sua, suggerendo un prodotto consono e tecnicamente opportuno.
Alla luce di questo piccolo e superficiale esame, si evidenziano quattro punti importanti
per la falegnameria:
1 saper tranquillizzare e soddisfare il cliente con argomentazioni diverse dalla grande distribuzione e, senza dubbio, più tecniche.
2 comprendere cosa vuole il cliente e la sua disponibilità economica.
3 saper fare un giusto preventivo, cosa non semplice visto che parliamo di forniture “su misura”
4 e se il cliente ci da conferma …. saper contenere i costi di lavorazione!

Così detto le cose sembrano semplici, ma seppure non sia così….lo possono diventare!

Nel prossimo Post Vi diremo la nostra!

sabato 24 gennaio 2015

Come FINANZIARE la Consulenza o il Coaching

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Poiché abbiamo ricevuto richiesta d’informazioni sul precedente post intestato “Noi”, diamo la seguente spiegazione pensando di fare cosa gradita, anche a chi, magari, sa già di cosa si tratta.

Alleghiamo anche una serie di link sui quali potete trovare maggiori specifiche.
Comunque grazie dell’interesse dimostrato.

 Esistono vari sistemi per finanziare i nostri servizi di consulenza, tra i quali quello del “fondo interprofessionale FART” che, ci dicono, assicura la copertura sino al 100% per accompagnare le imprese nei processi d’innovazione e di sviluppo.



Con l’attivazione del finanziamento, tramite Fondartigianato, è possibile rivedere la propria attività e renderla più efficace nei costi e negli sviluppi, oggi sistemi indispensabili alla trasformazione dei processi.  Il tutto è gratuito.
Così come il nostro personale può fare un check in azienda per rilevare le esigenze e proporre un piano di sviluppo calibrato.
Di seguito i link:   Link1    Link2     Link3

COSA E’ IL COACHING
Il Coaching è un approccio specializzato per tutto il personale di un’azienda: lavoratori, manager ed imprenditori ed è particolarmente indicato per le PMI, inquanto vicino alle esigenze delle persone che ci lavorano ed utile per affrontare tutti i processi d’innovazione che l’azienda deve considerare per il proprio businnes.

LE FASI  
Il processo di coaching azienale integrato si svolge in fasi:
1         -    valutazione degli obiettivi che l’azienda deve o vuole raggiungere
           - analisi del contesto aziendale (uomini, attrezzature, sistemi, finanze, vendite, ecc.)
           - analisi dei prodotti e dei metodi di lavorazione
2         -    revisione dei processi ed applicazione del coaching individuale e o di team
           - formazione al Responsabile di lavorazione
3         -    inserimento di un sistema personalizzato per la programmazione e messa in lavorazione
           - inserimento di un sistema personalizzato per definire il Punto di Pareggio di ogni
articolo/ordine e calcolarne il Margine di Contribuzione

PERCHÉ FARLO  
Il servizio di coaching integrato porta una serie di grandi vantaggi per l’azienda e per le persone inserite al suo interno:
> facilita i processi d’innovazione
> consente di pianificare obiettivi di miglioramento commerciale, tecnico e finanziario e le      
   modalità da adottare per il loro conseguimento  
> sviluppa competenze aziendali, inquanto tutti desiderano raggiungere l’obiettivo
> consente formazione individuale e di gruppo
> permette di conoscere ed ottimizzare i propri costi
> consente il pieno controllo dei tempi di lavorazione, così da poterla gestire dai costi
> permette di avere certezza sugli utili ricavabili
….E NON COSTA NIENTE!!

venerdì 16 gennaio 2015

NOI

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Da circa 40 anni facciamo consulenza solo alle falegnamerie e garantiamo l’incremento di utili intervenendo sui metodi organizzativi e di lavorazione.
Spesso anche senza investimenti.
Vogliamo soddisfare l’esigenze dei clienti con nuovi metodi, che riducano e facciano rispettare i tempi di consegna, che migliorino l’innovazione e la qualità e abbassino i costi di lavorazione.
Tutto per diversificare l’azienda dalle altre che fanno prodotti simili.





Normalmente, quando ci proponiamo, facciamo un’analisi gratuita dell’azienda per conoscerla e per individuare i punti critici, proprio quelli soggetti a miglioramento.
Al termine dei giorni necessari, facciamo una riunione nella quale diciamo il nostro pensiero, normalmente gradito perché da idee e soluzioni.

Questo lo vorremmo proporre anche a Voi e se volete…..possiamo fissare una data per iniziarla!

lunedì 3 novembre 2014

5° Lean Production - Come ritrovare utili



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Aspettiamo i Vostri commenti per capire cosa ne pensate.

Grazie e a presto col prossimo video.

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venerdì 19 settembre 2014

Chi è "Mr. Qualità" nelle falegnamerie?

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Manca poco alla nuova ISO 9001, prevista per il 2015, ma non sempre le chiacchiere sul modo di utilizzare questa norma (la qualità) sono viste in maniera positiva. 
La si vede come un obbligo.
Quindi come un costo più che un investimento.
Però tutti noi sappiamo che “dobbiamo fare qualità”
Che ci piaccia oppure no.    

E quindi, come dare una svolta?







In alcuni precedenti post abbiamo evidenziato la figura del Responsabile di Produzione quale personaggio influente e di risultato.
A lui abbiamo spesso legato il ruolo di “controllore della qualità” perché nelle nostre aziende, falegnamerie di media dimensione, non c’è la necessità di acquisire tecnici per questo ruolo. Comunque e se c’è,  questa figura è chiamata  come “Responsabile della Qualità”, anche se sarebbe più giusto "Quality Manager" non per usare i soliti inglesismi, ma perchè "manager" sta per “direttore” cioè colui che guida gli altri al raggiungimento di questo obiettivo.    
Allora pensiamo alle nostre falegnamerie:  chi è il responsabile della qualità?  

In teoria tutti, nella pratica la figura del titolare o di una persona scelta dalla Direzione.  
Grave errore!
Gestire la qualità non è tenere le carte a posto (procedure, istruzioni, etc.).
I documenti sono lo strumento, non il fine.

Il “direttore della qualità” è un responsabile e, non a caso, la ISO 9000 quando indica i suoi compiti, gli fa un abbinamento: responsabilità e autorità.        
"La qualità applicata male evidenzia la prima ed esclude la seconda."
 
Questo tecnico serve a "garantire"  gli obiettivi e svolgere un ruolo direttivo, cioè "guidare gli altri a fare bene" .

Le sue responsabilità sono:
- rendere chiari e condivisi gli obiettivi (qualità del prodotto, del servizio, ecc.)
- coordinare gli altri così che sia sempre applicata (metodi, correttivi, ecc.)
- aiutare le persone a crescere per il bene dell’azienda

Parallelamente deve avere l'autorità per:
- richiedere risorse
- intervenire se i risultati sono scarsi
- elogiare o criticare le carenze del personale

Non è una questione di dimensione, grande o piccola l’azienda è costretta dal mercato a dare sempre più prodotti e servizi di qualità ed in falegnameria dobbiamo iniziare ad investire sulla sua formazione e professionalità.



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venerdì 12 settembre 2014

2° LEAN PRODUCTION - Mai stare fermi...

Clicca sull'immagine per vedere il video

Ecco qua il secondo video della serie "Lean Production".
Come detto nel precedente post, abbiamo realizzato una serie di video su youtube (Clicca qui per andare sul canale dove potrete registrarVi) su un argomento già noto nelle industrie ma ancora troppo poco utilizzato nelle falegnamerie.
La Lean production, un sistema che mira a minimizzare i costi, rendendo più organizzata, controllata e flessibile la nostra azienda.
In realtà questo sistema di governare un'industria significa molto di più, ma per tutto questo ci sono i video.
Quindi dateci un'occhiata mi raccomando!

Fateci sapere cosa ne pensate lasciando dei commenti sotto al video.
Risponderemo a tutte le Vostre curiosità, osservazioni e domande.

Buona visione.

lunedì 1 settembre 2014

1° LEAN PRODUCTION. La nuova speranza per le falegnamerie industriali.

Clicca sull'immagine per vedere il video


Bentornati dalle ferie!
E' da un po' che non inseriamo un nuovo post su questo blog, ma c'è un perché!
Il motivo è stato, oltre al periodo di vacanze "obbligatorie per tutti", la creazione di un nuovo canale social.

Abbiamo realizzato una serie di video su youtube ma che saranno postati come sempre anche su questo blog circa ogni due settimane, impegni lavorativi permettendo ovviamente!
Clicca qui per vedere il video e qui per andare al canale.
Entrate sul canale ed iscrivetevi con un semplice click sul tasto rosso "iscrivetevi".
Mettete un "mi piace", cliccando sulla manino col pollice in su.
E se volete, condividete sui Vs. social o magari scrivete pure un commento, risponderemo a tutte le Vostre domande o osservazioni!

Parleremo, come succede anche in questa pagina, di soluzioni ed idee (come la "Lean Production" ad esempio...) per le falegnamerie industriali che non vogliono assolutamente cedere a questo periodo difficile e dannatamente lungo.
A proposito. E se in realtà non fosse un periodo di crisi, ma un cambiamento, cosa dovrebbero fare le industrie per tornare a fare gli utili di una volta?
Vi lasciamo al video allora.
Buona visione.
                             

giovedì 24 aprile 2014

Gli SPRECHI: come riconoscerli ed eliminarli.

Sito internet
In un precedente post abbiamo detto che le aziende non possono permettersi “errori e sprechi” in quanto creatori di costi superflui e che oramai nessuno vuole pagare.                 

Ma cosa sono gli “errori e sprechi”? 

















Gli “errori” sono classificabili come sbagli che spesso cointeressano tutti i reparti dell’azienda creando costi che, per propria causa, aggravano il prezzo di vendita.
Sono operazioni malfatte nei:
- metodi organizzativi e di programmazione inefficaci
- lavorazioni non gestite
- improduttività
- qualità scadenti
- mancato rispetto delle consegne
- ecc.

Gli “sprechi” invece, sono attività inutili che creano costi altrettanto inutili.
Alcune categorie di spreco più comuni sono:
Prodotti difettosi 
errori di nella realizzazione e conseguenti rifacimenti, oppure per la produzione di componenti non necessari
Magazzinaggio 
con l'acquisizione di quantità inutili. È considerato spreco perché nasconde problemi di gestione, generando quindi altri sprechi finanziari. Le lavorazioni debbono essere fatte per “commessa”
Attese 
quando un operatore non svolge alcun lavoro, rimanendo in attesa di disposizioni oppure, come spesso accade, “facendoselo bastare”, rallentando cioè la velocità e la  produttività
Perdite di processo 
quando si fanno attività a non valore aggiunto durante le varie fasi di lavorazione, come la levigatura manuale, la stuccatura, ecc… (fasi di lavoro che ad oggi possono essere abbastanza facilmente ridotte se non evitate)
Movimenti interni 
divisibili tra spostamenti di materiali, carrellature, ecc. e le azioni improduttive del personale in lavorazione. Spesso sono causati da un layout sbagliato (con posizioni poco corrette dei macchinari all’interno dei reparti, movimentazioni non pratiche, magari eseguite con carrelli inadatti, transpallettes, ecc…).
Comunque sia le attività di trasporto interno non creano alcun valore aggiunto.
Scorte   
tutto ciò che è sparso nei vari depositi o in attesa di lavorazioni successive (materie prime e semilavorati) o pronti per una consegna (come i prodotti finiti).
Il materiale può danneggiarsi e peggiorare la sua qualità e, comunque sia, si trova in posizione di inutile stallo.
Sottoutilizzo del personale                                                                                                              utilizzare persone di qualifica superiore (quindi a maggior costo) in semplici operazioni o  per sopperire ad assenze o aiuti creati da ritardi, genera costi inutili, quindi sprechi

Nella classica lessica, spesso, le due voci “errori e sprechi” sono racchiuse in un solo significato comune, come a significare la stessa parola.
In questi anni si è sviluppata una filosofia industriale, particolarmente ispirata al metodo Toyota, che mira a minimizzare gli sprechi fino ad annullarli.
Filosofia facile a dirsi e difficile da realizzare, ma che, alla fine ha alla base…molta praticità e buon senso!
D’altronde la maggiore competitività, le conoscenze del cliente nella scelta tra vari prodotti, la qualità ed il costo, ha evidenziato le difficoltà che le aziende hanno nel riordinare i sistemi di produzione.  
Solo coloro che sapranno impostare le giuste logiche di lavoro alle richieste del mercato saranno aziende economicamente valide.
E’ interessante ed utile analizzare il costo di molti articoli prodotti in azienda per rendersi conto di quanti “sprechi” ci sono.
Questo concetto, precisamente calcolato dal ns. programma “Valori, può riassumersi in una formula semplificativa:

Costo di produzione = materiali + lavorazione + spreco + costi fissi

In un mercato dove i prezzi sono quasi imposti, capita spesso che la competitività non sia data dalla differenza di tecnologia impiegata o dalla qualità – peraltro oggi non più discutibile – ma dalla incidenza che gli sprechi (ed errori) incidono sui processi organizzativi e di lavorazione.
Sempre semplificandone il contenuto, sino a qualche anno fa il calcolo del listino era formulato da:
Listino = costo di produzione + voci di margine
oggi è potremmo dire che è così variato:  

Margine - sprechi = listino – costo di produzione      
….dove spesso gli “sprechi ed errori” riducono abbondantemente la voce di margine!

Tutto questo a conferma che gli utili sono da ricercare all’interno della propria azienda e che….nessuno pagherà gli “errori e sprechi” da noi creati!    


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giovedì 27 febbraio 2014

Calcolare il PREZZO MINIMO DI VENDITA

Link di provenienza
I costi di produzione, in qualsiasi posto di lavoro, sono da sempre una…"brutta gatta da pelare!"
Inevitabili per un’accorta gestione, ma spesso fatti con scarsa consapevolezza e conoscenza.
Talvolta basati principalmente sul valore che il mercato riconosce, ignorando (o quasi...) la propria realtà.
Una specializzazione del nostro lavoro è la loro definizione tanto da essere impiegato non solo come software, bensì applicata come "metodo".



I risultati principali, derivanti dal calcolo del Costo di Produzione, sono due:
1) determinare il Prezzo di Vendita di ogni articolo, prodotto e commercializzato.
Cioè, partendo dal Piano dei costi degli anni precedenti e di quello in corso, aggiornato nelle previsioni per gli anni futuri  e analizzando cicli di lavorazione, centri di costo, macchine, operai, tempi e ricarichi, si ottengono risultati per:
- definire il Punto di Pareggio ed il Prezzo Minimo di Vendita anche in considerazione di tutte le variabili, come materiali, finiture, accessori, cicli di verniciatura, ferramente, ecc.
- formulare le griglie del Listino di Vendita e la relativa scontistica.

2) applicare il metodo per gestire la lavorazione, mantenendo i tempi che hanno generato il Costo di Produzione.   Più questi si avvicinano ai valori considerati, più la percentuale di utile è vicina a quella prevista.

Un traguardo raggiungibile:
Un cliente Marchigiano, produttore di finestre in legno, ci ha fatto una domanda:
Se quest’anno non vendessi le quantità fatte l’anno passato, devo aumentare il Prezzo di Vendita?
Domanda lecita alla quale, per rispondere, serve avere un programma creato per fare questo come il nostro "Valori" , oppure fare un bel ragionamento che riassumeremo con dei semplici dati risultanti:

anno 2013
N° operai  20 persone
finestre vendute 10.000 pezzi
costi variabili 2.040.000,00  €
costi fissi  960.000,00  €

Risultato
prezzo medio di vendita (F2/PF2)    300,00  €

anno 2014
N° operai 15  persone    (per Cassa integrazione)
finestre previste 7.000  pezzi
proporzione dei costi variabili 1.400.000,00  €
costi fissi  960.000,00  €

Risultato
prezzo medio di vendita (F2/PF2)    337,00  €


Quindi la risposta sarebbe positiva: il prezzo di vendita dovrebbe aumentare!
Ma ciò renderebbe difficile proporsi al mercato.

Ed allora entra in gioco il nostro metodo "Valori", proprio come nei punti precedenti.
Per prima cosa si deve sapere quanto è il reale "Prezzo minimo di vendita", per capire fino a dove ci si può spingere in una vendita ed il perché di questa decisione.
Per seconda cosa, ma non per questo di minor importanza, si deve ricordare che il calcolo di un costo di produzione deriva da tutti i costi del prodotto, più quelli dell'azienda e dai tempi.
Quindi, cambiando metodo di operare nei reparti produttivi possiamo diminuire il tempo di lavorazione e quindi il costo. 
Che ne pensate?




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mercoledì 15 gennaio 2014

Il cambiamento di mentalità

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La produzione in grande serie che sino a pochi anni fa riempiva le giornate lavorative delle falegnamerie italiane ormai è scomparsa.
Da alcuni anni a questa parte e sempre di più nel futuro, le aziende del settore immobiliare stanno cambiando o ampliando, la loro tipologia di clientela.
Questo cambiamento si trascina conseguenze che possono diventare incredibili opportunità di crescita e sviluppo, o inesorabili fallimenti.
Cambiare clientela significa avere richieste diverse dalle solite.
Questo porta a rivedere molti aspetti in azienda: gestionali in ufficio, macchine in lavorazione, tempi di consegna ed tanto altro ancora, ma soprattutto richiede un sforzo a quelle persone che comandano e che prendono decisioni.
Devono cambiare mentalità!

Ma quante volte abbiamo sentito dire: “questa azienda non cambierà mai…..perché chi comanda non riesce a cambiare mentalità”!
Questa frase, che anche noi sentiamo ripetere spesso nelle riunioni o negli incontri con il personale dell’azienda, impiegati ed operai, alla fine….….non è del tutto sbagliata!  Anzi!
Purtroppo, però, non è così facile da attuare.

Anche se l’argomento è vasto e include molti aspetti della produzione, vorrei evidenziare un problema che da tempo stiamo affrontando in una falegnameria, nostra cliente.
Questa esperienza non è da sottovalutare e capita anche ad altre aziende.

La falegnameria in questione è nata per produrre “oggetti” in media serie e con relativa flessibilità.
Il suo cliente principale lavora per la cantieristica che motiva ordini in grande quantità.
L’azienda decide così di acquistare un macchinario più evoluto e gestito da un solo addetto; acquista ed installa un gestionale per organizzare la programmazione degli ordini verso la lavorazione.
Ciò per una produzione di ca 100 “oggetti” a turno.

La macchina ha così ben lavorato fino a quando gli ordini erano formati da grandi quantità e oggetti simili fra loro (lavorazione in serie).
Poi, alcuni anni fa, il cambiamento e la contrazione del mercato, hanno fatto subire all’azienda un crollo degli ordini al quale la rete commerciale ha dovuto (fortunatamente) sopperire con altri ordini però di piccole quantità e diverse tipologie.

Adesso capita che, per ripagare i propri costi, la falegnameria dovrebbe produrre ca 85 “oggetti” a turno, mentre il budget ne richiede almeno 95.

La falegnameria, obbligata a lavorare su commessa, cerca di “cambiare mentalità” ma, come per tutti i cambiamenti, non è semplice e neppure veloce.
Si comprende che qualcosa non va: la macchina in questione (come altre…) non fa più la produzione giusta e passa da 100 “oggetti” ad una media di ca 60.
Del tutto insufficienti a ripagare i costi.

Si pensa subito (o quasi…) alle cause.

“Sarà colpa dell’operaio che non sa gestire la macchina e ad ogni cambiamento fa calare le quantità”.
Classico giudizio……probabilmente frettoloso e sbagliato.

Interpellati, abbiamo analizzato quei motivi che causavano una così alta percentuale d’improduttività ragionando il sistema dall'inizio e non dalla singola analisi della macchina.
Di seguito troviamo cause e soluzioni.

Sembra banale, ma la causa principale del problema stava non nella macchina o nell’operaio, bensì nel sistema gestionale che, non prevedendo la programmazione per commessa, non poteva più essere utilizzato nello stesso modo e che, non essendo mai stato completato, crea difficoltà alla persona addetta a questa lavorazione.
Prima venivano fatti pochi lotti (gruppi di ordini più o meno uguali), mentre adesso sono un numero crescente e di modesta, se non singola, quantità.

Ci si accorge allora delle cause che questo comporta nell’effettiva lavorazione:
1 La vecchia istruzione dell'operatore fa si che la macchina completi il ciclo precedente per caricare i dati sul PC e necessari a selezionare il successivo lavoro, interrompendo la continuità di lavorazione tante volte quanti sono gli ordini caricati.
Prima, avendo pochi lotti, nessuno se ne era mai accorto e questo portava poca improduttività.
2 La distinta che l'operaio legge non essendo del tutto affidabile per alcuni inesattezze sul programma di calcolo e incompleta nella modellistica, ci obbliga alla capacità e conoscenza dell'uomo.
Ad oggi basta che "chi comanda" imponga di segnare questi punti e poi trasmetterli all'ufficio tecnico per gli aggiustamenti.
3 Il magazziniere è costretto a modificare il suo metodo di lavoro, perché riceve molti più ordinativi e composti da oggetti diversi.  E’ quindi costretto a molti spostamenti ed impiega più tempo per rispettare i prelievi per priorità (cioè non può prendere oggetti uguali a quelli che dovranno entrare in lavorazione nelle settimane successive.)
La conseguenza sta nella mancanza di quel vantaggio costante necessario a garantire la presenza del materiale pronto alla lavorazione.
L’operaio si accorge di questo ed consapevolmente o meno rallenta e produce meno.  
4 La frequenza degli azionamenti a cui la macchina è sottoposta, sollecita usura e manutenzione; in periodi di maggiore economicità, ci si costringe a “fare da soli” e questo non è sempre rimandabile o sufficiente.
Quindi la macchina lavora male sino a creare rifacimenti per mancanza di qualità.
Inoltre se si blocca, non produce.
E aumentano le ore improduttive, nel fermarsi, capire il problema, intervenire e ripartire.
E talvolta, comunque, deve essere chiamato il tecnico!
5 A complicare le cose, ci sono poi cause esterne di malformazione, essenzialmente dovute ai fornitori e che andrebbero fatte presenti prima possibile, ma che, spesso, si rimandano per vari motivi di disponibilità o di rapporto.

Quindi, tornando al problema di fondo, solitamente quando ci accorgiamo del problema, è già tardi, anche perché probabilmente si è presentato altre volte, con inevitabili conseguenze passivamente subite.
E’ preferibile esaminare subito le difficoltà dovute ai cambiamenti, analizzando e non solo circoscrivendo il problema, ma verificando anche il “contorno”.
Spesso le difficoltà derivano o causano altre complicazioni.

Questi procedimenti e questi correttivi sembrano banali, ma fanno parte di un complesso e difficile sistema che porta ad un inevitabile “cambiamento di mentalità”.

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venerdì 23 agosto 2013

La domanda di un nostro lettore

Contatti
Dedico questo articolo a tutte le persone che leggono il nostro blog, ma in particolar modo a quella persona di cui non posso fare il nome, per ovvie ragioni, che ha scritto nello spazio dedicato "Hai da fare una domanda?" (a fianco sulla destra) queste testuali parole:
"Salve a tutti, sono xxxx ed ho una falegnameria a Bergamo. Come molti, se non quasi tutti, viviamo male in questo periodo e dato che il governo non ci sostiene e le banche non danno più soldi, credo che dovremo trovare una soluzione interna alla nostra azienda. Dobbiamo aiutarci da soli altrimenti chiuderemo.
Ho visto quali servizi date alle aziende e vorrei capire meglio cosa intendete per check-up.
Grazie"










Per prima cosa vorrei ringraziare il Sig. xxxx per averci contattato. Ci fa sempre molto piacere quando riceviamo messaggi o domande dai nostri follower.
Il check up, è un controllo dello stato attuale della Vostra azienda e serve ad analizzare l'organizzazione, i reparti di lavorazione e i sistemi gestionali/produttivi, con gli occhi di una persona esterna che conosce realtà industriali e artigianali, molte delle più o meno note aziende costruttrici di macchine, utensili, impianti e movimentazioni di questo settore, ma anche sistemi e software organizzativi presenti sul mercato.
Per effettuare un esame abbastanza completo normalmente impieghiamo da 1 a 2 giorni con la collaborazione di alcune persone dell'azienda in grado di rispondere alle nostre domande chiave.

Vorrei precisare che un check up è l'ottimo strumento che permette di verificare quali sono gli errori più evidenti nella propria struttura ed i punti più critici da correggere.
Dopotutto è facile non accorgersi quali e dove sono i problemi, soprattutto vivendo quotidianamente la stessa realtà.......non credete?

Ci piace paragonare un nostro check, ad una visita di controllo dal medico di fiducia.
Come a volte succede, andiamo dal dottore per un problema e lui ha il compito di individuare e intervenire su quelle cause che lo hanno motivato, ed in modo che non ricapiti più ci prescriverà la cura più appropriata.     La cosa non sempre è piacevole, ma cosa sarebbe successo se non lo avessimo saputo?
Quando il problema è di poco valore siamo in grado di curarci anche da soli, altre volte invece, c'è assolutamente bisogno delle cure di uno specialista.

Per il nostro check è proprio uguale; può capitare che oltre ai problemi di cui siete a conoscenza ce ne siano altri, ma poi, prescrivendoVi la giusta cura, sarete in grado di gestire al meglio la Vs. azienda.
Sta solo a Voi decidere se curarvi da soli o servirvi della nostra consulenza, specifica per le falegnamerie!




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venerdì 17 maggio 2013

La riduzione dei costi in una fabbrica di serramenti


In questi anni difficili, dove l’economia è in stallo e non c’è lavoro per tutti, uno dei principali obiettivi di molte aziende è la riduzione dei costi. I rischi in cui incappare nel tentativo di raggiungere tale scopo, sono quelli di tagliare nei punti sbagliati e troppo a fondo.
Ma se questo periodo dovesse perdurare e se il lavoro non fosse sufficiente a tutti, cosa possiamo fare per mandare avanti la propria azienda e tornare a fare utili se non una manovra di questo tipo?





Con molti nostri clienti infissai affrontiamo spesso questo argomento, perché, non solo mancano le quantità, ma è anche cambiata la tipologia di cliente; i cantieri si sono ridotti notevolmente, le rivendite sono molto esigenti ed il cliente privato ha bisogno di presenza, costanza e artigianalità.
Per non parlare delle difficoltà per vendere nei paesi esteri.

In questo momento avere una struttura adeguata al mercato significherebbe lavorare sia per commessa (privati e rivendite) che per serie (cantieri), avere prodotti di alta qualità e di ottime prestazioni tecniche, possedere una vasta gamma di tipologie, avere adeguati prezzi di vendita e possedere un buon sistema commerciale, possibilmente esteso a tutto il territorio nazionale!
Uno scherzo, no?!  Ed infatti la realtà è ben diversa.

Molte sono le aziende nate negli anni passati ed attrezzate per lavorare con le imprese edili; di queste poche hanno creato una rete di vendita e ancor meno quelle che hanno saputo tenere un controllo del loro “Piano dei Costi”.
Tutto perché c’era lavoro in abbondanza e per tutti…. perciò nessuno si è messo a prevedere il futuro!
Quindi oggi, per uscire da questo tunnel, uno dei pochi sistemi è effettivamente la riduzione di tutte le voci di costo, agendo sia nei reparti di lavorazione che negli uffici, rendendoci conto che possiamo fare molto meglio con tanto di meno!

Un esempio :
fabbrica di finestre in legno, azienda di notevole capacità produttiva, da sempre dedita a servire imprese, un buon nome che subisce la mancanza di ordini ed i rischi d’incasso dalle imprese, ma che scopre il  possibile aumento di ordini dai clienti privati.
Come già detto, le caratteristiche dei due tipi di mercato richiedono altrettante caratteristiche interne: mentali, commerciali, organizzative, nonché di flessibilità nei reparti lavorazione …e così via.
L’azienda perciò dovrebbe essere corretta per adeguarsi sia alla necessità di coprire i costi con fatturati spesso elevati, che per entrare in un mondo complesso e poco conosciuto.
Ed è ovvio che in periodi difficili, la predisposizione agli investimenti, spesso pesanti, non è cosa semplice da attuare.   E’ però altrettanto vero che senza fare niente non viene niente!
Ma alcune modifiche nei punti strategici della fabbrica possono essere fatte senza grandi spese, ottenendo anche notevoli risultati.
Ad esempio nei reparti di lavorazione si può migliorare la gestione dei magazzini, trovare velocità e flessibilità per le piccole quantità in verniciatura, ottimizzare il reparto di montaggio, migliorare il carico camion (ecc...), finalizzando gli obiettivi a ridurre i tempi, migliorare la qualità, dare servizio di precisione e puntualità e tanto altro ancora.  Il tutto con modesti impegni finanziari.
Così è altrettanto possibile adeguare gli uffici, tecnici ed amministrativi, gestendo l’organizzazione di vendita al rispetto dei fatturati, rivedendo le proprie mansioni con  sistemi  e programmi personalizzati per falegnamerie (anche semplici come il nostro "Lista") o magari con l’inserimento dei più generici ERP.
Merita evidenziare l’importanza di una figura poco conosciuta nelle falegnamerie: il tecnico di produzione.  Questo personaggio ha il compito principale nel guidare le persone in ufficio e nei reparti, individuando le  difficoltà, creando efficienza e riducendo le improduttività.

….ed è a questo punto che subentriamo noi, tecnici che elaborano un progetto guida, condiviso e mirato ad ottenere i risultati preposti.   E’ il nostro lavoro giornaliero e per il quale ci sono voluti anni di esperienze e conoscenza approfondita di attrezzature e sistemi.
Certamente siamo consapevoli delle difficoltà di questo periodo che richiede grande impegno, fiducia e perseveranza, ma crediamo anche che, se ce ne stiamo fermi ad aspettare un miracolo o a guardare bruciare quanto è stato costruito con tanta fatica, sia molto, molto peggio.
Abbiamo scelto di fare gli imprenditori e adesso dobbiamo dimostrarlo!

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venerdì 8 febbraio 2013

Per fortuna ci sono le REGOLE

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Ci siamo trovati a lavorare in un’azienda ricca di… “cani sciolti”, ovvero persone lasciate senza una vera e propria guida, qualcuno che li controlli e li gestisca al meglio.
Così, nel nostro piano di ammodernamento, abbiamo inserito obiettivi e regole per conseguirli.  Ma con i “cani sciolti” mica è così semplice!
Ben sapendo che il compito di far capire a cosa servono le regole spetta a chi le formula, ci siamo accorti che l’inosservanza nasceva dalla poca conoscenza delle motivazioni.Basterebbe capire perché si mettono le regole per avere una visione di cosa accadrebbe se non ci fossero e di quale epilogo avrebbero gli obiettivi prefissati.
Questo vale sia per chi le formula che per chi dovrebbe utilizzare la propria intelligenza nell’applicarle.


Allego un sunto simpatico edito dal Sole 24 ore
<< Stiamo per salire sull’aereo con un borsone in più: “Perché darlo in stiva? Poi devo aspettare al ritiro bagagli. Che fastidio darà!”. Ma anche gli altri passeggeri sono “auto indulgenti”.
Lo spazio nelle cappelliere però è limitato: i borsoni extra devono essere messi in stiva. Ci vuole tempo e così il decollo viene ritardato.
Potrebbe sembrare un esempio banale.  Concentrati nei nostri diritti, tralasciamo i nostri doveri.
Dovremmo tenere presente che ogni “diritto” confina con “dovere”; il mio diritto di passare con il semaforo verde, è legato al dovere di fermarsi per chi ha il rosso.

IN AZIENDA
Come interpretare questo tema nel mondo lavorativo?
L’associazione più immediata alla regola è la procedura che indica ad un gruppo di persone cosa fare per conseguire un risultato.
Se la ragion d’essere è pertanto valida, l’applicazione è spesso “macchiata” da interpretazioni di basso livello.
Ad esempio:
- alle osservazioni sull’inutilità di alcune azioni, la risposta è: “Perché è scritto nelle procedure!”
oppure
- le persone sono autorizzate ad operare in maniera del tutto indipendente dalle procedure.

Due contesti diversi con un infelice comune!
Nel primo caso la considerazione sulle persone è bassa: è chiesto di eseguire, non di capire, né di cogliere il valore delle loro azioni.
Nel secondo, è palese lo spreco di tempo per gestire le procedure>>

Non facciamo sempre i ….”cani sciolti”!!!


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